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Naked Rambler Organisation Defensor Libertatis

Corso di Laurea Triennale in  Scienze Politiche    

GOUGH C. REGNO UNITO: NUDITÀ IN LUOGO PUBBLICO E LIMITI ALLA LIBERTÀ DI ESPRESSIONE      

Relatore: Micaela Frulli   Candidato: Barbara Rummo     

Anno Accademico 2015/2016

  

   

INDICE  

INTRODUZIONE………………………………………………………………..……….… 4

CAPITOLO 1 - I fatti e la vicenda all’origine del ricorso……………..…………………. 6

1.1. Il caso……..……………………………………………………………………………… 6

1.1.1. Arresto, accusa, condanna e imprigionamento……………………………….………………… 7

1.1.2. Trattamento in prigione……………………………………………………………………… 9

1.2.La legislazione interna………………………………………………………………….. 11

1.2.1.Reati…………………………………………………………………………………….. 11

1.2.2.Procedimenti penali………………………………………………………………………… 12

1.2.3. Regole e direttive della prigione…………………………………………...………………… 13

1.2.4. Smith v. Donnelly e il reato di “breach of the peace”………………………………………….. 14

1.3. Violazione ASBO: atteggiamento dell’Inghilterra verso il crimine di ‘public nudity’… 15

1.4. Diritto comparato………………………………………………………………………. 18

CAPTOLO 2 - Il diritto applicabile……………………………………………………… 19

2.1. La presentazione delle parti……………………………………………………………. 19

2.1.1. Articolo 10 della CEDU: Libertà di espressione……………………………………….……… 19

2.1.2. Articolo 8 della CEDU: Diritto al rispetto della vita privata…………………………………….. 22

2.1.3. Altri ricorsi………………………………………………………………………………. 22

2.2. Il giudizio della Corte…………………………………………………………………… 25

2.2.1. Ammissibilità del ricorso presso la Corte Edu………………………………………………… 25

2.2.2. Principi sollevati dalla Corte……………………………………………………………….. 31

2.2.3. La conclusione della Corte…………………………………………………………………. 36

CAPITOLO 3 – Limiti alla libertà di espressione……………………………………….. 36

3.1. Impatto mediatico: società e nudo……………………………………………………… 36

3.2. Carattere nazionale della morale: il principio della prossimità………………………… 42

3.3. Il giudizio della società……………………………………………………………….… 49

CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE……………………………………………………. 52

RINGRAZIAMENTI……………………………………………………………………… 55

APPENDICE……………………………………………………………………………….   56

BIBLIOGRAFIA…………………………………………………………………………… 59


INTRODUZIONE

Il 28 ottobre 2014, nel caso Gough c. Regno Unito (ricorso n. 49327/11), la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (Corte Edu) ha giudicato inammissibile il ricorso presentato dal cittadino britannico Stephen Peter Gough, il quale ha dichiarato che i suoi ripetuti arresti, accuse, condanne e imprigionamenti per essere apparso nudo in luogo pubblico abbiano costituito una chiara violazione dei diritti tutetali dalla Convenzione per la Salvaguardia dei Diritti dell'Uomo e delle Libertà Fondamentali. In particolare, il richiedente ha denunciato la violazione degli articoli 3 (divieto alla tortura); 5 § 1 (diritto alla libertà e alla sicurezza); 7 § 1 (nessuna pena senza legge), 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare), 9 (libertà di pensiero, di coscienza e di religione) e 10 (libertà di espressione). Nonostante ciò, la Corte si è espressa solo in merito agli articoli 8 e 10, poichè il richiedente, a tratti privo di una adeguata assistenza legale, ha presentato un ricorso incerto e frammentario, non riuscendo a rispettare pienamente le condizioni necessarie per presentare un ricorso individuale ai sensi dell'articolo 34 della Convenzione. Il caso riguarda le numerose apparizioni di nudo messe in atto dal richiedente sin dal 2003, anno in cui ha intrapreso il primo tentativo di percorrere, senza vestiti, il tratto che va da Land's End (Inghilterra) a John o' Groats (Scozia), attirando su di sè l'attenzione dell'opinione pubblica e guadagnandosi l'appellativo di 'Naked Rambler'. Da quel momento il richiedente è entrato in un ciclo di arresti, accuse, condanne ed imprigionamenti dal quale è riusciuto raramente a trovare tregua. Fermamente convinto dell'inoffensibilità del corpo umano e ostinato a non indossare vestiti, il richiedente ha trascorso un periodo cumulativo di detenzione di circa 10 anni, pena che risulta essere sproporzionata per quello che è considerato un crimine minore.  Nel caso Gough c. Regno Unito il dibattito sui limiti alla libertà di ogni uomo si ripropone in tutta la sua delicatezza. La libertà di espressione è uno dei principi cardine di una società libera e democratica, indispensabile al suo progresso e all'autorealizzazione dell'individuo all'interno di essa, ma essere titolari di tale diritto non esula da importanti doveri e responsabilità, quali quello di rispettare la libertà degli altri a non essere disturbati o offesi dalla condotta 'deviante'.  Interessante è stato notare il diverso atteggiamento avuto da Scozia e Inghilterra nei confronti delle manifestazioni di nudo in pubblico. In Scozia la risposta delle autorità è stata molto più ostile, e il richiedente è stato continuamente arrestato e condannato per crimine di violazione della pace (“breach of the peace”) così come definito nel caso Smith c. Donnelly. In Inghilterra, dove la risposta delle autorità si è dimostrata essere molto più flessibile, la controversia è ruotata intorno alla pratica degli ASBO (Anti-Social Behaviour Order), una legge che regola i risvolti civilistici della gestione dei crimini minori e dei comportamenti ritenuti anti-sociali, ma che in realtà si pone in una posizione indefinita tra sistema giudiziario civile e penale. Inoltre, procedendo a un esame comparativo della legislazione di altri Stati europei, è emerso che, tra i 19 stati esaminati, solo l'Olanda prevede espressamente delle sanzioni - di tipo amministrativo - per il crimine di nudità in pubblico. Altri stati, come Andorra, Belgio, Francia, Germania e Svizzera sembrano penalizzare l'“esibizionismo”, mentre altri ancora, come ad esempio l'Italia, prevedono forme di decenza e ordine pubblico che possono essere estese alla proibizione di nudità in pubblico, con possibilità di imprigionamento. Trattandosi di manifestazioni di nudo prive di sfondo sessuale, e in assenza di più chiare indicazione da parte del diritto nazionale e internazionale, il dibattito si risolve in ultima istanza attorno alla valutazione dell’esistenza o meno di un impatto negativo sul pubblico. Esiste un dichiarato bisogno sociale a non essere disturbati o infastiditi dalla condotta altrui il quale risulta, tuttavia, difficilmente valutabile a livello sovranazionale, poichè, a differenza delle questioni di pubblico interesse, per quanto riguarda la morale non esiste uno standard europeo uniforme. La Corte in merito ha parlato di “margine di apprezzamento” concesso agli stati in determinati settori di competenza, secondo un principio di prossimità che trova la sua ratio nella considerazione che, nelle materie di competenza comune, spetta agli Stati intervenire in prima battuta poichè, rispetto alle Corti, sono questi che si trovano in una posizione migliore per giungere ad una eventuale soluzione della controversia.  Lo studio si divide in tre parti. Nel primo capitolo, vengono descritti sommariamente i fatti alle origini del ricorso e il percorso del ricorrente fino alla richiesta davanti alla Corte Edu, con relativi testi nazionali e internazionali pertinenti. Nel secondo capitolo, viene commentata la sentenza alla luce della giurisprudenza della Corte. Nel terzo e ultimo capitolo, vengono approfonditi i principi giuridici seguiti dalla Corte, alla luce di considerazioni sociali particolarmente importanti per un corretto studio del caso.


CAPITOLO 1  

I fatti e la vicenda all'origine del ricorso    

1.1. Il caso   

Il caso ha origine nel ricorso1 contro il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, presentato alla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU o Corte EDU) sulla base dell'Articolo 342 della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali da un cittadino britannico, il Sig. Stephen Peter Gough ("il richiedente"), il 29 luglio 2011. Il richiedente ha dichiarato, in particolare, che i suoi ripetuti arresti, accuse, condanne e imprigionamenti per essere apparso nudo in luogo pubblico e il trattamento al quale è stato sottoposto in prigione, violano i suoi diritti di cui agli artt. 33, 5 § 14, 7 § 15, 86, 97 e 108 della Convenzione.

                                        1 Gough v. the United Kingdom (Application no. 49327/11), European Court of Human Rights (Strasburg), 28 October 2014. Successivamente, si farà riferimento al caso come Gough c. Regno Unito, riportando i paragrafi oggetto di attenzione. 2 Articolo CEDU sui ricorsi individuali. 3 Divieto alla tortura: Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti. 4 Diritto alla libertà ed alla sicurezza: 1. Ogni persona ha diritto alla libertà e sicurezza. Nessuno può essere privato della libertà, salvo che nei casi seguenti e nei modi prescritti dalla legge.  5 Nessuna pena senza legge: 1. Nessuno può essere condannato per una azione o una omissione che, al momento in cui è stata commessa, non costituiva reato secondo il diritto interno o internazionale. Parimenti, non può essere inflitta una pena più grave di quella applicabile al momento in cui il reato è stato commesso. 6 Diritto al rispetto della vita privata e familiare: 1. Ogni persona ha diritto al rispetto della sua vita privata e familiare, del suo domicilio e della sua corrispondenza; 2. Non può esservi ingerenza di una autorità pubblica nell'esercizio di tale diritto a meno che tale ingerenza sia prevista dalla legge e costituisca una misura che, in una società democratica, è necessaria per la sicurezza nazionale, per la pubblica sicurezza, per il benessere economico del paese, per la difesa dell'ordine e per la prevenzione dei reati, per la protezione della salute o della morale, o per la protezione dei diritti e delle libertà altrui. 7 Libertà di pensiero, di coscienza e di religione: 1.Ogni persona ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, così come la libertà di manifestare la propria religione o il proprio credo individualmente o collettivamente, in pubblico o in privato, mediante il culto, l’insegnamento, le pratiche e l’osservanza dei riti; 2. La libertà di manifestare la propria religione o il proprio credo non può essere oggetto di restrizioni diverse da quelle che sono stabilite dalla legge e costituiscono misure necessarie, in una società democratica, per la pubblica sicurezza, la protezione dell’ordine, della salute o della morale pubblica, o per la protezione dei diritti e della libertà altrui. 8 Libertà di espressione: 1. Ogni persona ha diritto alla libertà d’espressione. Tale diritto include la libertà d’opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità

Il 25 settembre 2012 il ricorso viene comunicato al Governo. Viene anche deciso di deliberare al tempo stesso sulla ricevibilità ed il merito (Articolo 29 § 1)9.


1.1.1. Arresto, accusa, condanna e imprigionamento  

Il richiedente è nato nel 1959 e vive nell' Eastleigh. L'attività di Steve Gough ha inizio nel 2003, con il suo primo tentativo di percorrere il tratto che va da Land's End (Inghilterra) a John O'Groats (Scozia), indossando solo un paio di stivali, uno zaino da trekking e, occasionalmente, un cappello 10. Durante il percorso viene arrestato svariate volte con l'accusa di violazione della pace e indecenza in luogo pubblico. Tutto il periodo di detenzione viene trascorso nella prigione scozzese di Inverness. Il 22 gennaio 2004 il richiedente completa il percorso, per poi iniziarne uno nuovo nel giugno 2005, accompagnato dalla sua ragazza Melanie Roberts 11. Viene arrestato due volte in Inghilterra e immediatamente rilasciato, ma appena entrato in Scozia viene continuamente arrestato. Quasi tutto il periodo di segregazione viene trascorso nelle prigioni di Inverness e di Edimburgo. Il percorso viene completato il 12 febbraio del 2006. Questi due episodi hanno attirato l'attenzione dei media su Stephen Gough, valendogli il soprannome di "Naked Rambler". Sul giornale "The Guardian"12, il 21 febbraio 2006 appare un articolo in cui si congratula la coppia per aver portato a termine il percorso, considerando questo un caso di gimnosofia sulla scia della tradizione di personaggi come George Bernard Shaw13.

  

pubbliche e senza limiti di frontiera. Il presente articolo non impedisce agli Stati di sottoporre a un regime di autorizzazione le imprese di radiodiffusione, cinematografiche o televisive; 2. L’esercizio di queste libertà, poiché comporta doveri e responsabilità, può essere sottoposto alle formalità, condizioni, restrizioni o sanzioni che sono previste dalla legge e che costituiscono misure necessarie, in una società democratica, alla sicurezza nazionale, all’integrità territoriale o alla pubblica sicurezza, alla difesa dell’ordine e alla prevenzione dei reati, alla protezione della salute o della morale, alla protezione della reputazione o dei diritti altrui, per impedire la divulgazione di informazioni riservate o per garantire l’autorità e l’imparzialità del potere giudiziario. 9 Decisioni delle Camere sulla ricevibilità ed il merito: 1. Se nessuna decisione è stata adottata ai sensi dell’articolo 28, una delle Camere si pronuncia sulla irricevibilità e sul merito dei ricorsi individuali presentati ai sensi dell’articolo 34. La decisione sulla ricevibilità può essere adottata separatamente. 2. Una delle Camere si pronuncia sulla ricevibilità e sul merito dei ricorsi governativi presentati in virtù dell’articolo 33. Salvo diversa decisione della Corte in casi eccezionali, la decisione sulla ricevibilità è adottata separatamente. 10 Gough c. Regno Unito, § 8 - 14. 11 Gough c. Regno Unito, § 15 - 32. 12 The Guardian, “In praise of… the naked rambler”, Tuesday 21 February 2006: “[…]Getting your kit off in public is not for everyone and it will be obvious to readers why naturism in Scotland has never established even the modest following that it enjoys further south. Especially in February, it was always Mr Gough, not the public, who was the more at risk. But gymnosophy, as the early practitioners called it, has always enjoyed the tolerance of liberals, including in the early days from such luminaries as George Bernard Shaw and Vera Brittain (mother of Shirley Williams). That is how it should be today too. Let Mr Gough enjoy his pleasures. The rest of us are barely bothered”. 13 Dublino,26 luglio 1856 – Ayot St Lawrence, 2 novembre 1950.


Il 18 maggio del 2006, durante un volo dal Southampton a Edimburgo il richiedente si toglie nuovamente i vestiti, rimanendo completamente nudo. Nonostante le esortazioni, si rifiuta di indossare i vestiti. Appena arrivato all'aeroporto di Edimburgo, viene arrestato per violazione della pace e indecenza in luogo pubblico. Da questo episodio si scatena nuovamente una reazione a catena: per i successivi 3 anni, Gough viene immediatamente arrestato ogni qualvolta riacquista la libertà, con i soliti capi di accusa. Il 18 giugno 2009 Gough viene rilasciato dalla prigione di Perth, e immediatamente riarrestato per essere uscito nudo di prigione14. Il 16 Luglio 2009 ha luogo il processo del richiedente alla Corte dello Sceriffo di Perth, nel quale egli decide di rimanere nudo e di rappresentare se stesso. Lo Sceriffo gli permette di essere presente in corte, coprendo la parte bassa del suo corpo con una cortina improvvisata. Lo Sceriffo giudica il richiedente colpevole di violazione della pace e offesa alla corte, enunciando il crimine di violazione della pace come discusso nel caso Smith v. Donnelly15. Gough dichiara di non essere ancora pronto a indossare vestiti, e lo Sceriffo non trova altra alternativa che una sentenza di custodia cautelare. Gough fa ricorso e il 12 ottobre del 2009 viene tenuta una udienza per considerare il caso alla luce degli adattamenti proposti. Il richiedente si rifiuta di indossare gli abiti e questa volta l'udienza si tiene in sua assenza. Vengono accettati due adattamenti e gli altri respinti16.  Nel frattempo, Gough ha attirato l'attenzione dell'associazione francese "Association pour la promotion du naturisme en libertè"17, la quale seguendo il percorso della sua attività, manda due dei suoi membri a fargli visita il 6 luglio 2009, durante la sua permanenza nella prigione di Perth. Nel dicembre 2009 viene rilasciato, e riarrestato pochi minuti dopo. Rilasciato nell'ottobre 2010, viene nuovamente arrestato dopo qualche istante. Lo stesso nel luglio 2011: rilasciato e immediatamente riarrestato. Il processo ha inizio il 24 agosto 2011: il richiedente si presenta alla corte senza vestiti e si rifiuta di fare altrimenti; le prove sono a quelle presentate nel processo del 2009. Il richiedente non porta prove in sua difesa, ma argomenta che il suo arresto e processo violano la Convenzione, in particolare gli artt. 5, Diritto alla libertà ed alla sicurezza18; 8, Diritto al rispetto della vita privata e familiare19; 9, Libertà di pensiero, coscienza e religione20; 10, Libertà di espressione21; 14, Divieto di discriminazione22. Secondo lo Sceriffo, nessuno degli articoli è stato violato23. Stephen Gough viene condannato a 330 giorni di reclusione per minaccia alla pace e 90 giorni per offesa alla corte, uniti a 237 giorni non ancora trascorsi dalla precedente sentenza, per un totale di 657 giorni, ovvero un anno, 9 mesi e 18 giorni24. Il 17 luglio del 2012, Gough lascia la prigione ancora nudo, ma questa volta la polizia gli permette di continuare sulla sua strada. Tre giorni dopo viene nuovamente arrestato, ma appena viene rilasciato intraprende altri cammini senza vestiti, collezionando ulteriori arresti. Sempre nel 2012, Gough vince il premio "Nicolàs Salmeròn" dalla Fundaciòn Internacional de Derechos Humanos25, fondazione spagnola per i diritti umani. Nel giugno 2013, gennaio 2014 e ottobre 2014 viene arrestato per violazione della ASBO (anti-social behaviour order), una legge contro atteggiamenti ritenuti anti-sociali. Il 14 agosto del 2015 viene rilasciato dalla prigione di Winchester.                     

14 Gough c. Regno Unito, § 51. 15 Smith v. Donnelly (Procurator Fiscal, Dumbarton), Scottish High Court of  Justiciary Decisions, Appeal Court no 407/00, 28 September 2001. 16 Gough c. Regno Unito, § 65. 17 APNEL, Associazione per la Promozione del Naturalismo in Libertà, www.apnel.fr. 18 Cfr. nota n. 5.


1.1.2. Trattamento in prigione  

Durante la sua permanenza in prigione, il richiedente lamenta un inadeguato trattamento medico, l'esclusione dalle attività interne alla prigione, e la limitazione dei suoi rapporti con gli altri detenuti da una parte, e col mondo esterno dall'altra, vedendosi negata la possibilità di ricevere visite26.

                                        

19 Cfr. nota n. 7. 20 Cfr. nota n. 8. 21 Cfr. nota n. 9. 22 Divieto di discriminazione: Il godimento dei diritti e delle libertà riconosciuti nella presente Convenzione deve essere assicurato senza nessuna discriminazione, in particolare quelle fondate sul sesso, la razza, il colore, la lingua, la religione, le opinioni politiche o di altro genere, l’origine nazionale o sociale, l’appartenenza a una minoranza nazionale, la ricchezza, la nascita o ogni altra condizione. 23 Gough c. Regno Unito, § 78. 24 Gough c. Regno Unito, § 81. 25 Il premio, che prende il nome da Nicolas Salmeron (presidente del ramo esecutivo durante la Prima Repubblica spagnola per il breve arco di un mese e mezzo, nel 1873), nasce nel 2009, all'interno della Associazione retorica ed eloquenza del Ateneo di Madrid, e viene assegnato ogni anno per riconoscere il lavoro di quegli individui ed entità che si impegnano in modo esemplare nel combattere l'ingiustizia e promuovere i diritti umani. Oggi l'organizzazione è realizzata dalla Fondazione Internazionale per i Diritti Umani. Questo premio viene assegnato in occasione delle celebrazioni che circondano l'anniversario dell'adozione della Dichiarazione universale dei diritti umani da parte dell'Assemblea Generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (https://fundacion.in/). 26 Gough c. Regno Unito, § 91 – 99.


E' interessante riportare a questo proposito il commento del giornalista britannico Jonathan Brocklebank27, il quale ha calcolato che, vivendo in un regime di quasi totale segregazione, e passando un totale di circa 23 ore e mezza rinchiuso in cella, è come se Gough avesse trascorso un equivalente di 18 anni di detenzione. Il 29 gennaio 2012 il richiedente si rivolge alle autorità della prigione, lamentando di vedersi preclusa l’associazione con altri detenuti. Qualche giorno dopo, non trovando riscontro, si rivolge all' Internal Complaints Committee28 ("ICC") e, nel marzo dello stesso anno, allo Scottish Public Service Ombudsman29 (“Ombudsman”). La risposta delle istituzioni è unanime: Gough vedrebbe valere i suoi diritti alla sola condizione di indossare degli indumenti. Il richiedente contatta la Law Society of Scotland30 nel tentativo di trovare un avvocato che gli fornisca rappresentazione legale; gli viene fornita una lista di nomi, ma nessuno di questi accetta di rappresentarlo. In seguito contatta la Court of Session31 per richiedere informazioni per ottenere l'esenzione dalla parcella della corte, in previsione del fatto che dovrà affrontare un processo di revisione giudiziale senza assistenza legale; viene considerato non idoneo in quanto, essendo prigioniero, non beneficiario dei diritti concessi dallo Stato32.   


1.2. Legislazione interna

L'attività di Stephen Gough si svolge completamente sul territorio del Regno Unito. E' interessante a questo proposito notare il diverso atteggiamento di Inghilterra e Scozia nei confronti delle manifestazioni di nudo messe in atto dal richiedente. Le resistenze maggiori durante il suo cammino da Land's End a John o'Groats vengono, infatti, riscontrate in Scozia, dove Gough ha trascorso la quasi totalità del suo periodo di detenzione. Per questo motivo ci soffermeremo soprattutto sulla legislazione interna della Scozia invece che su quella dell'Inghilterra.

                                        27 Scottish Daily Mail, “Is the Naked Rambler a martyr or a madman?”, 8 August 2015. 28 Comitato reclami interni. 29 “The Scottish Public Services Ombudsman (SPSO) is the organisation that handles complaints about public services in Scotland. The Ombudsman service is independent of government and with a duty to act impartially.”, Wikipedia, the free encyclopedia. 30 Associazione privata di avvocati fondata nel 1949 in Scozia, http://www.lawscot.org.uk. 31 Suprema Corte civile di Scozia. 32 Gough c. Regno Unit, § 99.


La Scozia ha un sistema legale completamente separato da quello di Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord. Il diritto scozzese si fonda su due fonti principali, la enacted law (leggi promulgate) e la common law. L'enacted law può avere origine in diversi corpi legislativi: diritto romano del Corpus giustinianeo, diritto canonico, atti dell'antico parlamento scozzese prima del 1707, proclami reali, atti del parlamento britannico, atti del parlamento scozzese rieletto nel 1999, trattati dell'Unione europea o legislazione europea, leggi locali (by laws). La common law deriva la sua autorità dalle sentenze delle corti e riposa sulla tradizione legale scozzese. L'esistenza continua di istituzioni legali, educative e religiose distinte da quelle del resto del Regno Unito, hanno contribuito alla continuazione della cultura e dell'identità nazionale scozzese fin dall'unione del 1707.  


1.2.1. Reati  

Il caso principale a cui la Corte Edu si riferisce per definire il crimine di violazione della pace è rappresentato dalla sentenza Smith v. Donnelly, nel quale la Corte di appello33 ha affermato:  

The crime of breach of the peace can be committed in a wide variety of circumstances, and, in many cases, it is a relatively minor crime. It has therefore been said, more that once, that a comprehensive definition which would cover all possible circumstances is neither possible nor desiderable. Equally, in our view, it is neither possible nor desirable to derive a comprehensive definition from a close analysis of the facts of individual cases in which it has been held that a breach of the peace had been committed … [I]t is, in our view, clear that what is required to constitute the crime is conduct severe enough to cause alarm to ordinary people and to create serious disturbance to the community … What is required, therefore, it seems to us, is conduct which does present genuinely alarming and disturbing, in its context, to any reasonable person […].That interpretation is supported by the fact that … if there is no evidence of actual alarm, the conduct must be ‘flagrant’ if it is to justify a conviction. ‘Flagrant’ is a strong word and the use of that word points to a standard of conduct which would be alarming or seriously disturbing to any reasonable person in the particular circumstances … We therefore conclude that the definition of the crime found in the principal authorities does meet the requirements of the Convention.  

Nel caso Her Majesty’s Advocate v. Harris34, la Corte di appello, citando Smith, ha enfatizzato il concetto chiarendo che il crimine di violazione della pace, per essere considerato tale, deve comprendere due elementi: una condotta (1) severa a sufficienza da causare allarme alla gente ordinaria e (2) che minacci un serio disturbo alla comunità. La pena massima per violazione della pace dipende dalla corte nella quale l'offesa viene provata. Quando perseguita nei procedimenti sommari nella Corte dello Sceriffo, la pena massima consiste in una multa fino a cinquemila sterline o nell’imprigionamento per un anno. Infine, il crimine di offesa alla corte viene descritto nel caso Her Majesty’s Advocate v. Airs35 come "conduct which challenges or affronts the authority of the court or the supremacy of the law itself". Ogni corte ha il potere di punire la persona che ha messo in atto il reato e, se l'offesa avviene nella corte stessa, può essere trattato con immediatezza dal giudice senza una precedente accusa formale36. La pena massima, ai sensi della sezione 15(2) del Contempt of Court Act 198137, per il crimine di offesa alla corte in un summary proceeding davanti allo Sceriffo è punibile con una multa amministrativa o imprigionamento fino a un massimo di tre mesi38.  

 33 Appeal Court, High Court of Justiciary. 34 Her Majesty’s Advocate v. Harris [2010] HCJAC 102, come citato dalla Corte a § 101.


1.2.2. Procedimenti penali  

In Scozia, la decisione di perseguire un individuo è presa dall'Ufficio della Corona, il quale, completamente indipendente dalla polizia, è sotto la responsabilità della Scottish Law Officers (the Lord Advocature e the Sollicitor General)39.  In Scozia sono previste due forme di procedimenti penali. I crimini più gravi sono processati sotto solemn procedure su accusa; la determinazione dei fatti i tali casi è affidata alla giuria. I crimini meno gravi sono invece processati sotto summary procedure da un giudice in seduta senza una giuria. Nei summary proceedings, il giudice definisce la sentenza da imporre alla persona che viene ritenuta colpevole tenendo conto di un numero di considerazioni comprendenti: le condizioni personali del colpevole; la sua fedina penale; le circostanze del reato; l'età del colpevole, ovvero se di età inferiore ai 21 anni; la presenza o meno di qualsiasi precedente pena detentiva; qualsiasi linea emessa dalla High Court; qualsiasi dichiarazione di colpevolezza; e ogni periodo che è stato trascorso in attesa di giudizio. La corte può decidere di ritenere sufficiente ammonire la persona ritenuta colpevole. Tipicamente, questo può avvenire in presenza di determinate circostanze attenuanti, come il fatto che si tratti del primo crimine o di un crimine minore. Inoltre, nei

35 HM Advocate v. Airs 1975 JC 46, come citato dalla Corte a § 104. 36 Gough c. Regno Unito, § 105. 37 Atto del parlamento del Regno Unito. 38 Gough c. Regno Unito, § 106. 39 Gough c. Regno Unito, § 107.


procedimenti penali è prevista la possibilità di presentare ricorso40 contro un verdetto di colpevolezza, così come previsto nella sezione 175 del 1995 Act41.  

1.2.3.  Regole e direttive della prigione  

Le regole della prigione all’epoca dei fatti erano esposte nelle Prison Rules del 200642. Nonostante dal 1 novembre 2011 siano in vigore le Prison Rules 201143, ci riferiremo qui sotto a quelle del 2006.  Secondo queste regole, un detenuto può essere allontanato dall'associazione con gli altri prigionieri con il proposito di mantenere l'ordine e la disciplina, per proteggere l'interesse di ogni prigioniero e per garantire la sicurezza44. Un ordine di segregazione, per essere valido, deve specificare la natura dell'allontanamento e le ragioni per cui l'ordine viene effettuato45. La segregazione è limitata a un massimo di 72 ore, salvo disposizione degli Scottish Ministers46. In tal caso prigioniero ha diritto di essere informato delle cause di tale dilatazione e di effettuare rappresentanza agli Scottish Ministers. Il direttore della prigione ha l'obbligo di interrompere la segregazione se così disposto dall’ufficiale medico47. In ogni caso, quando un prigioniero viene                                         40 Gough c. Regno Unito, § 111, 112. 41 Cfr. nota 35. 42 Prisons and Young Offenders Institutions (Scotland) Rules 2006 (“the Prison Rules 2006). 43 Prisons and Young Offenders Institutions (Scotland) Rules 2011 (“the Prison Rules 2011). 44 Rule 94(1), Prison Rules 2006: (1) Where it appears to the Governor desirable for the purpose of–  (a)maintaining good order or discipline; (b)protecting the interests of any prisoner; or (c)ensuring the safety of other persons, the Governor may order in writing that a prisoner shall be removed from association with other prisoners, either generally or during any period the prisoner is engaged or taking part in a prescribed activity.  45 Rule 94(4), Prison Rules 2006: The Governor when making an order under paragraph (1), shall– (a)specify in the order whether the removal from association is– (i)in general; or (ii)in relation to a prescribed activity; (b)if the removal is in relation to a prescribed activity, specify which activity the order relates to; (c)specify in the order the reasons why the order is made; (d)record in the order the date and time it is made; and (e)explain to the prisoner the reasons why the order is made and provide the prisoner with a copy of the written order. 46 Rule 94(5)e(6), Prison Rules 2006: (5) A prisoner who has been removed from association generally or during any period that the prisoner is engaged in or taking part in a prescribed activity by virtue of an order made by the Governor in terms of paragraph (1) shall not be subject to such removal for a period in excess of 72 hours from the time of the order, except where the Scottish Ministers have granted written authority on the application of the Governor, prior to the expiry of the said period of 72 hours. (6) An authority granted by the Scottish Ministers under paragraph (5) shall have effect for a period of one month commencing from the expiry of the period of 72 hours mentioned in paragraph (5) but the Scottish Ministers may, on any subsequent application of the Governor, renew the authority for further periods of one month commencing from the expiry of the previous authority. 47 Rule 94(7), Prison Rules 2006:  The Governor– (a)may– (i)cancel an order under paragraph (1) at any time if the Governor considers it appropriate to do so; (ii)vary an order made under paragraph (1) in terms of which the prisoner has been removed from association generally in order to restrict the effect of that order to removal from association during any period the prisoner is engaged in or taking part in any one or more prescribed activities as may be specified in the variation order; (iii)if appropriate, further vary an order under paragraph (1) which has previously been varied under sub paragraph (ii) above by further restricting the number of prescribed activities to which removal from association applies; or (b)shall cancel any order under paragraph (1) if a medical officer advises on medical grounds that the Governor should do so.


rimosso dai luoghi di associazione, egli deve essere visitato con regolarità (una volta ogni sette giorni)48. Ogni detenuto ha diritto a una giusta assistenza medica e infrastrutture per il mantenimento di un buono stato di salute49. In questa materia, le regole della prigione sono integrate dalle Health Board Provision of Helthacare50. Ulteriori doveri esposti nelle Prison Rules sono: fornire una ragionevole assistenza e infrastrutture per promuovere le relazioni con familiari e parenti; agevolazione della pratica della religione o del credo del detenuto all'interno della prigione; disporre la possibilità di visite ai detenuti; fornitura di determinate attività (che includono lavoro, educazione, consulenza e formazione professionale); opportunità giornaliera di fare esercizio e passare del tempo all'aria aperta; e fornitura di adeguate infrastrutture e opportunità di partecipazione ad attività ricreative al di fuori delle normali ore di lavoro51.  

1.2.4.  Smith v. Donelly e il reato di "breach of the peace"  

E' utile, ai fini dello studio del caso, fare un chiarimento in merito a cosa si intenda con “breach of the peace” o "violazione della pace", poichè la controversia costituitasi intorno al caso di Gough c. Regno Unito gira attorno proprio all'ambiguità che caratterizza la definizione di tale reato. Il caso più importante a cui ci riferiamo per definire il crimine di breach of the peace è costituito dal già citato Smith v. Donnelly52, in cui l'imputata - Pamela Smith - fu ritenuta colpevole di tale crimine a seguito del comportamento tenuto durante una protesta contro l'uso di armi nucleari, giacendo su una strada al di fuori di una base militare e creando disturbo al traffico. Secondo quanto sostenuto dall'imputata, il crimine di breach of the peace nel corso degli anni sarebbe diventato troppo elastico, tanto da perdere di significato e diventando di conseguenza incompatibile con l'Articolo 7 – Nulla poena sine lege - della Cedu, che recita:  

                                        48 Rule 94(10), Prison Rules 2006: Where a prisoner has been removed from association under this rule, a medical officer shall visit that prisoner as soon as practicable and thereafter as often as is necessary but at least once in every 7 days. 49 Part 5 of the Prison Rules 2006: Health and Welfare, artt. 31-42. 50 Health Board Provision of Helthacare, Prisons Directions 2011. 51 Gough c. Regno Unito, § 122. 52 Smith v Donnelly (Procurator Fiscal, Dumbarton), Scottish High Court of Justiciary Decision, Appeal No. 407/00, 28 September 2001. In seguito faremo riferimento al caso come Smith v. Donnelly.

1. Nessuno può essere condannato per una azione o una omissione che, al momento in cui è stata commessa, non costituiva reato secondo il diritto interno o internazionale. Parimenti, non può essere inflitta una pena più grave di quella applicabile al momento in cui il reato è stato commesso.  2. Il presente articolo non ostacolerà il giudizio e la condanna di una persona colpevole di una azione o di una omissione che, al momento in cui è stata commessa, costituiva un crimine secondo i principi generali di diritto riconosciuti dalle nazioni  

 Tale argomentazione venne respinta e così l'imputata ricorse in appello53. E' nel giudizio fornito dalla High Court in tale circostanza che emerge una più precisa definizione di breach of the peace, ma direttamente da questa scaturisce la principale controversia da tenere ben presente nello studio del nostro caso. Il crimine di violazione della pace viene infatti definito dalla High Court non attraverso elementi caratterizzanti, e che quindi renderebbero più agevole il riconoscimento di tale crimine, ma piuttosto attraverso i suoi effetti. Così, dato che "a comprehensive definition which would cover all possible circumstances is neither possible nor desirable", il crimine di breach of the peace viene definito "conduct which [presents] as genuinely alarming and disturbing, in its context, to any reasonable person"54. La condotta per costituire un reato deve essere dunque "allarmante" e "sconvolgente", ma ciò che è interessante è che il metro di giudizio viene costituito dalla "persona ragionevole" ("reasonable person"), che in questo modo diventa un objective test su cui si basa la decisione di giudicare l'esistenza o meno del reato55.   


1.3. Violazione ASBO: atteggiamento dell’ Inghilterra verso il crimine di ‘public nudity’

Nel periodo che va dal 2003 al 2012, il richiedente è stato arrestato, condannato e detenuto in Scozia in numerevoli occasioni per il crimine public nudity.  Per quanto riguarda l'Inghilterra, l'atteggiamento seguito dalle autorità nei confronti delle manifestazioni di nudo messe in atto dal richiedente è certamente risultato più flessibile, ma non per questo sono mancati i relativi provvedimenti.  

                                        

53 Smith v. Donnelly, § 6. 54 Smith v Donnelly, § 17. 55 Prout De Jure – News, Reports and Analysis on Law and Politics in the UK, “Breach of the Peace”, Alistair Sloan, 15 November 2008.


Il richiedente ha lasciato la Scozia per l'Inghilterra nell'Ottobre 2012. Il 25 dello stesso mese viene arrestato e accusato a Halifax (Inghilterra), e poi altre 9 volte tra l'11  e il 27 febbraio 2013 nel West Hampshire, con l' accusa di nudità in luogo pubblico ai sensi della sezione 5 – Harassment, alarm or distress - del Public Order Act 198656 ("the Public Order Act"), che recita:  

1. A person is guilty of an offence if he—(a) uses threatening, abusive or insulting words or behaviour, or disorderly behaviour, ... within the hearing or sight of a person likely to be caused harassment, alarm or distress thereby. ...  3. It is a defence for the accused to prove—(a) that he had no reason to believe that there was any person within hearing or sight who was likely to be caused harassment, alarm or distress, or ...(c) that his conduct was reasonable. … 6. A person guilty of an offence under this section is liable on summary conviction to a fine not exceeding level 3 on the standard scale.  

La pena massima per una infrazione della sezione 5 del Public Order Act consiste in una multa57. Per rispondere alla necessità di trovare un bilanciamento tra il diritto di libertà di espressione dei naturalisti e il diritto della comunità ad essere protetti dal fastidio ("harassment, alarm or distress") che questo diritto potrebbe loro arrecare, il Pubblico Ministero della Corona ("Crown Prosecution Service") ha emesso una linea guida per la gestione dei casi di public nudity la quale elenca considerazioni probatorie e di pubblico interesse58.  Seguendo queste indicazioni, in assenza di un contesto sessuale, se nessuno è stato disturbato dall'eventuale manifestazione di nudo, la condotta non comporterebbe alcuna conseguenza. Ma se, al contrario, la sensibilità del pubblico viene toccata, provocado disturbo e fastidio, tale condotta dovrebbe essere trattata più possibile al pari di un reato al di sotto della sezione 5 del Public Order Act. In questo caso, i fattori che i pubblici ministeri dovranno tenere in considerazione -  nella gestione particolare dei casi di nudità - sono la serietà del reato, la premeditabilità, la probabilità che venga nuovamente commesso il reato, la presenza o meno di precedenti, e l'impatto provocato sulle vittime o testimoni alla visione dei genitali messa in atto dall'accusato. Oltre ai reati di ordine pubblico, il richiedente è stato anche accusato di violazione ASBO (anti-social behaviour order) e arrestato il 28 febbraio 2013 per violazione di interim ASBO (ASBO provvisorio), e il 14 agosto, 15 aprile 2013 e 11 settembre 2015 per violazioni di full ASBO (ASBO completo). Il richiedente è stato infine  rilasciato il 15 gennaio 201659.  Gli anti-social behaviour orders sono stati introdotti dal "Crime and Disorder Act 1998", abrogato successivamente dal "Anti-Social Behaviour, Crime and Policing Act 2014", in vigore dal 25 marzo 2015. Il testo a cui faremo riferimento è quello del 1998. Compito degli ASBO è quello di trattare casi che non richiedono necessariamente un'azione penale, la quale però non viene esclusa in caso di accertata colpevolezza. Ai sensi della sezione 1(10) dell'Atto60, una persona che mette in atto qualsiasi condotta che le era stata vietata di fare con un ASBO, senza un ragionevole motivo, è colpevole di aver commesso un reato punibile su summary conviction con imprigionamento fino ad un massimo di sei mesi e/o con una multa non eccedente il massimo previsto dalla legge, o su conviction on indictment con imprigionamento fino ad un massimo di 5 anni e/o con una multa. Il "Sentencing Guidelines Council" ha pubblicato una guida su "Breach of an Anti-Social Behaviour Order", la quale esplica che la sentenza per una violazione ASBO deve essere commisurata alla serietà del reato, che si calcola considerando: a) il grado con il quale il colpevole intendeva violare l'ordine; b) il grado con il quale il colpevole intendeva causare il danno provocato61.  Il richiedente ha dichiarato che l'imposizione dell'ASBO è una chiara violazione dei diritti tutelati dall'articolo 10 della Convenzione, ed ha ricorso in appello. Infatti, secondo quanto argomentato dal richiedente, l'imposizione ASBO sarebbe servita solo ad eludere la pena massima prevista per public nudity prevista dal Public Order Act, e non a perseguire un obiettivo legittimo. Imporre l'ASBO presuppone automaticamente l'accusa e l'imprigionamento, misura disproporzionata per la prevenzione di un "low-level, non-imprisonable public order offence".                                         

56 Public Order Act 1986, 1986 chapter 64 (excerpts), Royal Assent [7 November 1986]. Long Title: An Act to abolish the common law offences of riot, rout, unlawful assembly and affray and certain statutory offences relating to public order; to create new offences relating to public order; to control public processions and assemblies; to control the stirring up of racial hatred; to provide for the exclusion of certain offenders from sporting events; to create a new offence relating to the contamination of or interference with goods; to confer power to direct certain trespassers to leave land; to amend section 7 of the Conspiracy and Protection of Property Act 1875, section 1 of the Prevention of Crime Act 1953, Part V of the Criminal Justice (Scotland) Act 1980 and the Sporting Events (Control of Alcohol etc) Act 1985; to repeal certain obsolete or unnecessary enactments; and for connected purposes. 57 Stephen Peter GOUGH against the United Kingdom (Application no. 2153/15), FIRST SECTION, lodged on 9 January 2015 and communicated on 10 June 2016, European Court of Human Rights. Statement of Facts, A. The circumstances of the case; 1. The Calderdale arrest and criminal proceedings. Successivamente faremo riferimento al testo come Gough v. the United Kingdom, FIRST SECTION (2015). 58 Gough v. the United Kingdom, FIRST SECTION (2015), B. Relevant domestic law and practice; 1. Public order offende.  59 Gough v. the United Kingdom, FIRST SECTION (2015). 60Crime and Disorder Act 1998, PART I (Prevention of crime and disorder), CHAPTER I (England and Wales), Crime and disorder, 1(10): If without reasonable excuse a person does anything which he is prohibited from doing by an antisocial behaviour order, he shall be liable- (a) on summary conviction, to imprisonment for a term not exceeding six months or to a fine not exceeding the statutory maximum, or to both; or (b) on conviction on indictment, to imprisonment for a term not exceeding five years or to a fine, or to both. 61 Ulteriori chiarificazioni sulla trattazione di violazioni ASBO sono contenute all'interno della guida emessa dal Sentencing Guidelines Council. Non abbiamo ritenuto opportuno approfondire ulteriormente l'argomento.


1.4. Diritto comparato   

Confrontando le informazioni relative alle legislazioni vigenti e alla prassi in materia di manifestazioni di nudo in pubblico di altri 19 europei emergono dei dati interessanti. Dalla comparazione emerge che tra i 19 stati analizzati solo l'Olanda condanna espressamente il crimine di nudità in pubblico, che risulta punibile con l'imposizione di una multa, cioè di una sanzione di carattere amministrativo.  Altri stati, come Andorra, Belgio, Francia, Germania e Svizzera, sembrano invece penalizzare l'"esibizionismo", ma il termine viene definito in maneira imprecisa. In questo caso le sanzioni variano, ma è difficile reperire i dati completi.  Inoltre, secondo i dati forniti, risulta esserci un numero di Stati che prevedono qualche forma di decenza pubblica, ordine pubblico e legislazione sulla pace pubblica, che possono estendersi a comprendere anche la proibizione di nudità in pubblico. Oltre all'Italia, questo gruppo di stati comprende Belgio, Croazia, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Germania, Grecia, Lituania, Olanda, San Marino, Polonia Romania, Russia, Slovenia, Svezia e Svizzera. Mentre informazioni sulla condanna non sono fornite per alcuni stati come Danimarca, Estonia e Russia, in altri paesi troviamo che le sanzioni imposte siano variabili, partendo da una semplice multa in paesi come Repubblica Ceca, Germania, Slovenia, Svezia e Svizzera, arrivando alla possibilità di imprigionamento. Quest'ultimo è il caso, oltre all'Italia, di Belgio, Croazia, Grecia, Lituania, Olanda, Polonia, Romania e San Marino62.   

62 Gough c. Regno Unito, III. Comparative law materials, § 123 – 126.


CAPITOLO 2  

Il diritto applicabile  

2.1. La presentazione delle parti  

Nel caso Gough c. Regno Unito, il testo internazionale a cui si fa riferimento è la Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. La CEDU è considerata il testo centrale in materia di protezione dei diritti fondamentali dell'uomo perché è l'unico dotato di un meccanismo giurisdizionale permanente che consente ad ogni individuo di richiedere la tutela dei diritti ivi garantiti, attraverso appunto il ricorso alla Corte Europea dei diritti dell'uomo, con sede a Strasburgo.  Il richiedente ha lamentato la violazione dei suoi diritti espressi sotto la Convenzione presentando un ricorso spesso frammentario ed incerto. E’ da tenere presente, sia ai fini del nostro studio che della ricostruzione della Corte, che il caso presenta delle peculiarità. Gli innumerevoli arresti ai quali il richiedente è andato incontro hanno infatti costituito motivo di difficoltà per lo studio del caso. Questo d’altro canto vale anche per il richiedente, il quale, a tratti privato di una giusta assistenza legale, non è sempre riuscito a rendere effettivi i ricorsi degli articoli della Convenzione. La Corte è stata così chiamata a giudicare sulla ricevibilità dei numerosi ricorsi presentati dal richiedente. Di seguito, verrà dato maggior rilievo solo ad alcuni di questi, secondo l’impostazione seguita dalla Corte.   


2.1.1. Articolo 10 della CEDU: Libertà di espressione  

L'articolo 10 della Convenzione recita:  

1. Ogni persona ha diritto alla libertà d’espressione. Tale diritto include la libertà d’opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera. Il presente articolo non impedisce agli Stati di sottoporre a un regime di autorizzazione le imprese di radiodiffusione, cinematografiche o televisive.  2. L’esercizio di queste libertà, poiché comporta doveri e responsabilità, può essere sottoposto alle formalità, condizioni, restrizioni o sanzioni che sono previste dalla legge e che costituiscono misure necessarie, in una società democratica, alla sicurezza nazionale, all’integrità territoriale o alla pubblica sicurezza, alla difesa dell’ordine e alla prevenzione dei reati, alla protezione della salute o della morale, alla protezione della reputazione o dei diritti altrui, per impedire la divulgazione di informazioni riservate o per garantire l’autorità e l’imparzialità del potere giudiziario.  

Il richiedente ha argomentato che esibirsi nudo in pubblico rappresenta una chiara manifestazione di espressione personale nel significato fornito dall’articolo 10 e che, nel suo caso, la decisione di non indossare vestiti è diretta espressione del suo modo di percepire il corpo umano63.  Il Governo ha affermato invece che nessuna restrizione è stata posta in essere a questo proposito e che il richiedente è libero di patrocinare il suo punto di vista. Quel che è stato contestato è la convinzione che non indossare vestiti costituisca una libertà di espressione o che l’obbligo di indossarli, in certi contesti, ostacoli tale libertà. Considerate le osservazioni delle parti, la Corte ha ritenuto ammissibile il ricorso sulla base dell’articolo 10. Il caso ha infatti sollevato, secondo il giudizio della Corte, questioni di un’importanza rilevante che non possono quindi essere respinte come manifestamente infondate, secondo il significato dato dall’articolo 35 § 3 della Convenzione.64 Un’interferenza con il diritto di libertà di espressione può essere giustificata solo nei termini dell’articolo 10 § 2 della Convenzione, ovvero nei casi in cui sia prescritta dalla legge, persegua uno dei fini legittimi di cui all’articolo 10 § 2 e sia necessaria in una società democratica per raggiungere certi obiettivi65.

Secondo il richiedente, il procedimento penale per nudità in luogo pubblico non è prescritto dalla legge e i sui arresti, accuse, condanne e imprigionamenti non perseguono nessuno dei fini legittimi elencati dall’articolo 10 § 2 della Convenzione. A detta del Governo, invece, le varie

                                        

63 Gough c. Regno Unito § 147. 64 Articolo 35 § 3: “La corte dichiara irricevibile ogni ricorso avanzato in base all’articolo 34 quand’essa giudichi tale ricorso incompatibile con le disposizioni della Convenzione o dei suoi protocolli, manifestamente infondato o abusivo”. 65 Gough c. Regno unito § 152.


misure sono state prese sulla base del diritto interno e con l’obiettivo di proteggere l’ordine pubblico. Per quanto riguarda l’enunciato necessario in una società democratica, espresso nell’articolo 10 § 2 della Convenzione, il richiedente non solo ha affermato che nessuna necessità sociale possa giustificare le restrizioni poste sul presentarsi nudo in luogo pubblico, ma che se anche una necessità ci fosse, le dette restrizioni non risultano essere proporzionate a tale necessità. Infatti, dal punto di vista del richiedente, le risposte degli altri stati del Consiglio d’Europa alla nudità in luogo pubblico66 rinforzano la convinzione che il trattamento a cui è stato sottoposto è chiaramente sproporzionato rispetto al reato commesso, che nei fatti costituisce solo un crimine di carattere minore.  Il Governo non ha giudicato la pena sproporzionata, in quanto il periodo di detenzione imposto al richiedente non è stato stabilito da un’unica sentenza, ma è stato il frutto dei suoi ripetuti oltraggi67. Ogni ingerenza risulta in questo modo essere giustificata e proporzionata, in quanto limitata a evitare il ripetersi di una certa condotta con un impatto ostile, o potenzialmente ostile, sugli altri e sull’ordine pubblico. Infatti, ogni persona che voglia esercitare il suo diritto alla libertà di espressione assume determinati doveri e responsabilità. Questi includono l’obbligo di evitare di esprimersi in modi che creerebbero offesa agli altri, ma anche di evitare atteggiamenti che non contribuiscano in nessun modo a creare un dibattito utile alla promozione di un progresso nelle relazioni umane68.


Infine, essi hanno osservato che il richiedente non è stato processato per ogni reato presunto, che non tutti i processi hanno portato ad una condanna, e che non tutte le condanne hanno dato luogo a un imprigionamento. Infatti, delle 42 infrazioni per il quale è stato arrestato in Scozia nei nove anni tra il luglio 2003 e il luglio 2012, la Corona ha deciso di non intraprendere un procedimento rispetto a 12 di queste. Il richiedente è stato inoltre assolto rispetto a 3 infrazioni con un verdetto di non colpevolezza e, rispetto ai 27 reati rimanenti per i quali è stato condannato, il richiedente è stato solo ammonito in 3 occasioni69. Un periodo di tre mesi di imprigionamento è stato poi imposto solo dopo il settimo caso di violazione della pace. E’ stato infine ricordato che lo Sceriffo aveva specificatamente sollevato la possibilità di una pena differita conseguente alla

                                        66 Capitolo 1, paragrafo 3 dell’elaborato / Gough c. Regno unito § 123-126. 67 Gough c. Regno Unito § 161. 68 Gough c. Regno Unito § 162. 69 Gough c. Regno Unito § 163.


condanna del luglio 2009 nel caso che avesse accettato di indossare dei vestiti, ma il richiedente si rifiutò di collaborare70.  

2.1.2.  Articolo 8 della CEDU: Diritto al rispetto della vita privata e familiare  

L'articolo 8 della convenzione recita: 1. Ogni persona ha diritto al rispetto della sua vita privata e familiare, del suo domicilio e della sua corrispondenza. 2. Non può esservi ingerenza di una autorità pubblica nell'esercizio di tale diritto a meno che tale ingerenza sia prevista dalla legge e costituisca una misura che, in una società democratica, è necessaria per la sicurezza nazionale, per la pubblica sicurezza, per il benessere economico del paese, per la difesa dell'ordine e per la prevenzione dei reati, per la protezione della salute o della morale, o per la protezione dei diritti e delle libertà altrui.  

Il richiedente ha fermamente dichiarato che restrizioni riguardanti i modi in cui ogni persona si auto-rappresenta incidono direttamente sull’identità individuale e sull’esercizio dell’autonomia personale. Così, ogni limitazione o sanzione volta a costringere un individuo ad adottare un particolare modo di presentazione personale costituiscono ingerenza nel diritto alla vita privata71. Egli ha argomentato che il procedimento penale per il crimine di nudità in luogo pubblico non è “in conformità con la legge” e che il suo arresto, accusa, condanna e imprigionamento non possono essere considerati compatibili ai fini elencati all’articolo 8 § 2 della Convenzione. Il Governo ha contestato che i diritti garantiti all’articolo 8 non sono estendibili all’aspetto personale, né tantomeno essi possono comprendere atti di dominio pubblico o eseguiti in un certo senso per finalità pubbliche. Inoltre, il Governo ha dichiarato che l’articolo 8 non ha l’effetto di proteggere condotte che potrebbero essere considerate criminali. Il Governo ha dichiarato di aver agito in conformità con la legge, e che le misure prese contro il richiedente erano necessarie, proporzionate e riferite ad un ampio margine di giudizio applicabile nel campo della morale72.

2.1.3.  Altri ricorsi  

Come già abbiamo notato, il richiedente ha invocato numerosi articoli della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, ma a causa di una serie di circostanze che

                                        

70 Gough c. Regno Unito, § 60 e oltre. 71 Gough c. Regno Unito § 178. 72 Gough c. Regno Unito § 181.


andremo brevemente a analizzare, la Corte non ha preso in considerazione ognuno di questi. Ritengo opportuno, ai fini della comprensione del caso, darne comunque conto brevemente. Nella sua prima lettera il richiedente aveva invocato l’articolo 5 § 1 (sul diritto alla libertà e alla sicurezza) e l’articolo 7 § 1 (Nessuna pena senza legge)73 in merito ai suoi ripetuti arresti, accuse, condanne e imprigionamenti. Queste lamentele però non sono state presentate formalmente dai suoi avvocati né sono mai state successivamente fatte altre osservazioni scritte e la Corte ha deciso di non prenderle in considerazione74. Nessuna richiesta è stata presentata nemmeno riguardo all’articolo 9 della Convenzione - Libertà di pensiero, di coscienza e di religione -  il quale recita:  

 1. Ogni persona ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, così come la libertà di manifestare la propria religione o il proprio credo individualmente o collettivamente, in pubblico o in privato, mediante il culto, l’insegnamento, le pratiche e l’osservanza dei riti. 2. La libertà di manifestare la propria religione o il proprio credo non può essere oggetto di restrizioni diverse da quelle che sono stabilite dalla legge e costituiscono misure necessarie, in una società democratica, per la pubblica sicurezza, la protezione dell’ordine, della salute o della morale pubblica, o per la protezione dei diritti e della libertà altrui.


Il Governo ha osservato che il richiedente non ha presentato il suo reclamo sulla base dell’articolo 9 della CEDU e ha contestato, in particolare, che egli non abbia presentato la sua visione come un “credo”, fattore essenziale per richiamare la protezione di cui all’articolo 9. Inoltre, ha aggiunto che se anche un credo ci fosse, questo non rispetterebbe i canoni di efficacia e serietà, e quindi non otterrebbe in ogni modo la protezione di tale articolo. Il richiedente non ha presentato nemmeno successivamente alcuna osservazione per richiedere l’applicabilità dell’articolo 9 al suo caso. Inoltre, sulla base del materiale preso in considerazione, la Corte ha ritenuto75 che il credo propugnato dal richiedente non rispetti i necessari requisiti di efficacia, serietà, coesione e importanza necessari per all’interno dello scopo dell’articolo 9 della Convenzione76. Il ricorso effettuato ai sensi dell’articolo in questione è stato

                                        

73 Vedi note 5, 6. 74 Gough c. Regno Unito § 143, 144. 75 Gough c. Regno Unito, § 188. 76 Cfr. Bayatyan e Eweida and Others.


quindi dichiarato inammissibile perché incompatibile ratione materiae con le clausole della Convenzione ai sensi dell’articolo 35 § 3 (a)77 e § 478. Il ricorrente ha inoltre lamentato la violazione degli artt. 6 § 3 (c)79; 13, Diritto a un ricorso effettivo80 e 14, Divieto di discriminazione81 della Convenzione, e gli artt. 282, Diritto ad un doppio grado di giurisdizione penale, e 483, Diritto a non essere giudicato o punito due volte, del Protocollo n. 784. Prendendo il considerazione il materiale in possesso, la Corte ha giudicato che nessuna violazione dei diritti e delle libertà esposti in detti articolo della Convenzione e del Protocollo ha avuto luogo. Ne consegue che il ricorso a tali articoli è stato rifiutato come manifestamente infondato, ai sensi dell’articolo 35 § 3 (a) e § 4 della Convenzione85.   


77 “La Corte non accoglie nessun ricorso avanzato sulla base dell’articolo 34, se: a. è anonimo […]. 78 “La Corte respinge ogni ricorso che consideri irricevibile in applicazione del presente articolo. Essa può procedere in tal modo in ogni fase della procedura”. 79 “2. Ogni persona accusata di un reato è presunta innocente fino a quando la sua colpevolezza non sia stata legalmente accertata. 3. In particolare, ogni accusato ha diritto a: […] c. difendersi personalmente o avere l’assistenza di un difensore di sua scelta e, se non ha i mezzi per retribuire un difensore, poter essere assistito gratuitamente da un avvocato d’ufficio, quando lo esigono gli interessi della giustizia”. 80 “Ogni persona i cui diritti e le cui libertà riconosciuti nella presente Convenzione siano stati violati, ha diritto ad un ricorso effettivo davanti ad un’istanza nazionale, anche quando la violazione si stata commessa da persone che agiscono nell’esercizio delle loro funzioni ufficiali”. 81 “Il godimento dei diritti e delle libertà riconosciuti nella presente Convenzione deve essere assicurato senza nessuna discriminazione, in particolare quelle fondate sul sesso, la razza, il colore, la lingua, la religione, le opinioni politiche o di altro genere, l’origine nazionale o sociale, l’appartenenza a una minoranza nazionale, la ricchezza, la nascita o ogni altra condizione”. 82 1. Ogni persona dichiarata rea da un tribunale ha il diritto di far esaminare la dichiarazione di colpevolezza o la condanna da un tribunale della giurisdizione superiore. L'esercizio di tale diritto, ivi inclusi i motivi per cui esso può essere esercitato, è disciplinato dalla legge. 2. Tale diritto può essere oggetto di eccezioni per i reati minori, quali sono definiti dalla legge, o quando l'interessato è stato giudicato in prima istanza da un tribunale della giurisdizione più elevata o è stato dichiarato colpevole e condannato a seguito di un ricorso avverso il suo proscioglimento. 83 1.Nessuno può essere perseguito o condannato penalmente dalla giurisdizione dello stesso Stato per un reato per il quale è già stato assolto o condannato a seguito di una sentenza definitiva conformemente alla legge ed alla procedura penale di tale Stato. 2. Le disposizioni del paragrafo precedente non impediscono la riapertura del processo, conformemente alla legge ed alla procedura penale dello Stato interessato, se fatti sopravvenuti o nuove rivelazioni o un vizio fondamentale nella procedura antecedente sono in grado di inficiare la sentenza intervenuta. 3. Non è autorizzata alcuna deroga al presente articolo ai sensi dell'articolo 15 della Convenzione. 84 Protocollo n. 7 alla Convenzione per la Salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, firmato a Strasburgo il 22-11-1984. 85 Gough c. Regno Unito, § 190.


2.2.  Il giudizio della Corte  

2.2.1.  Ammissibilità del ricorso presso la Corte Edu  

Il diritto di effettuare un ricorso individuale presso la Corte Europea dei diritti umani è sancito dall’articolo 34 della Cedu, che recita:  

La Corte può essere investita di un ricorso da parte di una persona fisica, un’organizzazione non governativa o un gruppo di privati che sostenga d’essere vittima di una violazione da parte di una delle Alte Parti contraenti dei diritti riconosciuti nella Convenzione o nei suoi protocolli. Le Alte Parti contraenti si impegnano a non ostacolare con alcuna misura l’esercizio effettivo di tale diritto.  

Come affermato da Antonio Cassese86, il diritto di ricorso individuale, previsto da questo e altri trattati o risoluzioni internazionali, ha una chiara dimensione «internazionale», nel senso che gli individui hanno la titolarità di questo diritto a prescindere dal suo concreto riconoscimento nell’ordinamento giuridico interno degli Stati parte al trattato o destinatari delle risoluzioni. Tale diritto risulta in questo modo essere conferito direttamente agli individui dalle norme di diritto internazionale.   La CEDU si presenta però come una eccezione rispetto agli altri trattati. Solitamente il diritto di ricorso individuale è limitato alla presentazione del ricorso, nel senso che il ricorrente non ha titolo per partecipare al procedimento internazionale, e il suo esercizio riposa sulla volontà degli Stati. Invero, la Convenzione europea sui diritti umani del 1950, come modificata nel Protocollo n.11, entrato in vigore nel 199887, prevede che gli individui, oltre al diritto di avviare il procedimento, possono presentare memorie, prendere parte al procedimento ed esservi rappresentati. Inoltre, nel sistema di garanzia dei diritti umani lo Stato ha l’obbligo di adempiere le sentenze della Corte. Un ricorso, per essere valido, deve però rispettare le condizioni di ricevibilità quali all’articolo 35 della CEDU, ovvero:

                                        86 Antonio Cassese, “Diritto internazionale”, Il Mulino, Seconda edizione, p. 198-202. 87 “Protocollo n. 11 alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, che ristruttura il meccanismo di controllo istituito dalla Convenzione”, concluso a Strasburgo l’11 maggio 1994, approvato dall’Assemblea federale il 12 giugno 19952, ratificato dalla Svizzera con strumento depositato il 13 luglio 1995, entrato in vigore per la Svizzera il 1 novembre 1998.

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1. La Corte non può essere adita se non dopo l’esaurimento delle vie di ricorso interne, come inteso secondo i principi di diritto internazionale generalmente riconosciuti ed entro un periodo di sei mesi a partire dalla data della decisione interna definitiva.  2. La Corte non accoglie alcun ricorso inoltrato sulla base dell’articolo 34, se: (a) è anonimo; oppure (b) è essenzialmente identico a uno precedentemente esaminato dalla Corte o già sottoposto a un’altra istanza internazionale d’inchiesta o di risoluzione e non contiene fatti nuovi.  3. La Corte dichiara irricevibile ogni ricorso individuale presentato ai sensi dell’articolo 34 se ritiene che: (a) il ricorso è incompatibile con le disposizioni della Convenzione o dei suoi Protocolli, manifestamente infondato o abusivo; o (b) il ricorrente non ha subito alcun pregiudizio importante, salvo che il rispetto dei diritti dell’uomo garantiti dalla Convenzione e dai suoi Protocolli esiga un esame del ricorso nel merito e a condizione di non rigettare per questo motivo alcun caso che non sia stato debitamente esaminato da un tribunale interno.  4. La Corte respinge ogni ricorso che consideri irricevibile in applicazione del presente articolo. Essa può procedere in tal modo in ogni stato del procedimento.  

Nel caso Gough c. Regno Unito, la questione della ricevibilità presso la Corte viene sollevata in merito all’esaurimento delle vie di ricorso interno e al periodo di sei mesi entro il quale è possibile presentare ricorso, enunciati all’articolo 35 § 1 della Convenzione. Per quanto riguarda il limite temporale di sei mesi, il Governo ha constatato che nella sua prima lettera il richiedente aveva denunciato solo l’arresto e successiva condanna del 18 giugno 2009, mentre niente di specifico in questo senso era stato fatto in merito all’arresto e condanna del luglio 2011.  Dato che la condotta del richiedente non fa capo a una situazione “continua”, il Governo ha dichiarato che la denuncia è stata presentata oltre i sei limiti di tempo stipulati dall’articolo 3588. Il richiedente, all’opposto, ha ribadito di essere stato ripetutamente perseguito e punito per essere apparso nudo in luogo pubblico e di non poter in questo modo accettare che le sue denunce siano state depositate oltre il limite di tempo previsto. Facendo riferimento a McFeeley and Others v. the United Kingdom89, il richiedente ha dichiarato che il suo caso concerneva una situazione permanente ancora in corso (all’epoca dei fatti) e che la questione della regola dei sei mesi poteva essere sollevata solo dopo che lo stato delle cose fosse cessato90. Inoltre, le parti hanno presentato diverse opinioni anche per quanto riguarda l’esaurimento delle vie di ricorso interno, di cui sempre all’articolo 35 § 1. Il richiedente ha dichiarato che tutte le                                         88 Gough c. Regno Unito, § 129. 89 McFeeley and Others v the United Kingdom, no. 8317/78, Commission decision of 15 May 1980. 90 Gough c. Regno Unito, § 131.

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possibilità di appello sotto la legge scozzese erano state provate, mentre secondo il Governo egli ha fatto decadere la decisione di portare condanna sotto revisione delle competenti corti domestiche su basi non credibili o accettabili91. Tenuti in conto i fatti e le osservazioni delle parti, la Corte ha giudicato sulla ricevibilità del ricorso del caso Gough c. Regno Unito. In merito al periodo di sei mesi per presentare ricorso, enunciato all’articolo 35 § 1 della Convenzione, la Corte ha dichiarato che l’obiettivo di tale limite sia quello di promuovere la “legal certainty”: garantendo che i casi che sollevino questioni sotto la Convenzione siano trattati entro un ragionevole periodo di tempo e che le passate decisioni non possano essere continuamente impugnabili, si mira a tutelare la ‘certezza del diritto’. Generalmente, il periodo di sei mesi ha inizio dalla data della decisione finale nel processo di esaurimento delle vie di ricorso interne. Tuttavia, ha constatato la Corte, se esiste una situazione di violazione continua, tale limite temporale parte nuovamente ogni giorno, ed è solamente quando la situazione cessa che il periodo dei sei mesi comincia a decorrerere e può volgere verso la sua scadenza92. Anche se il ciclo di rilascio e riarresto del richiedente può essere visto come un unico schema, la Corte ha giudicato di non trovarsi di fronte ad un caso di situazione continua, in quanto tra una sentenza e l’altra il richiedente ha goduto di un periodo di libertà, anche se spesso per pochi minuti. Il periodo di sei mesi ha perciò inizio in relazione ad ogni condanna avvenuta dalla data della finale decisione interna del caso93.

                                        

91 Gough c. Regno Unito, § 130. 92 Cfr Chiragov and Others v. Armenia, no. 13216/05, §126, 14 December 2011: In the Varnava and Others case (cited above), the Court has recently summarised the relevant principles relating to the application of the six month rule: 156. The object of the six-month time-limit under Article 35 § 1 is to promote legal certainty, by ensuring that cases raising issues under the Convention are dealt with in a reasonable time and that past decisions are not continually open to challenge. It marks out the temporal limits of supervision carried out by the organs of the Convention and signals to both individuals and State authorities the period beyond which such supervision is no longer possible (see, amongst other authorities, Walker v. the United Kingdom (dec.), no. 34979/97, ECHR 2000-I). 157. As a rule, the six-month period runs from the date of the final decision in the process of exhaustion of domestic remedies. Where it is clear from the outset however that no effective remedy is available to the applicant, the period runs from the date of the acts or measures complained of, or from the date of knowledge of that act or its effect on or prejudice to the applicant (Dennis and Others v. the United Kingdom (dec.), no. 76573/01, 2 July 2002). Nor can Article 35 § 1 be interpreted in a manner which would require an applicant to seize the Court of his complaint before his position in connection with the matter has been finally settled at the domestic level. Where, therefore, an applicant avails himself of an apparently existing remedy and only subsequently becomes aware of circumstances which render the remedy ineffective, it may be appropriate for the purposes of Article 35 § 1 to take the start of the six-month period from the date when the applicant first became or ought to have become aware of those circumstances (see Paul and Audrey Edwards v. the United Kingdom (dec.), no. 46477/99, 4 June 2001). ... 159. Nonetheless it has been said that the six month time-limit does not apply as such to continuing situations (see, for example, Agrotexim Hellas S.A. and Others v. Greece, no. 14807/89, Commission decision of 12 February 1992, DR 71, p. 148, and 32 CHIRAGOV AND OTHERS v. ARMENIA DECISION Cone v. Romania, no. 35935/02, § 22, 24 June 2008); this is because, if there is a situation of ongoing breach, the time-limit in effect starts afresh each day and it is only once the situation ceases that the final period of six months will run to its end. ...”. 93 Gough c. Regno Unito, § 134.

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Nella sua prima lettera alla Corte, datata 29 luglio 2011, il richiedente aveva denunciato l’arresto del giugno 2009, la sua conseguente condanna e il successivo procedimento di appello, ovvero il ricorso del richiedente rispetto al quale la condanna fu abbandonata il 29 ottobre 2009. Essendo stata la sua denuncia diretta unicamente a quella condanna, essa sarebbe stata presentata al di fuori del limite di tempo concesso all’articolo 35 § 194. Tuttavia, in un successivo modulo di richiesta, il richiedente aveva esposto dettagli sul suo arresto del 20 luglio 2011 e sulla condanna del 24 agosto dello stesso anno, con riferimenti sul suo imminente ricorso. La Corte si è pertanto dichiarata soddisfatta del fatto che il richiedente avesse denunciato anche il suo arresto e condanna del 2011. L’autorizzazione di appello in relazione alla condanna del luglio 2011 fu rifiutata il 22 dicembre 2011. Avendo preliminarmente notificato alla Corte della sua denuncia il 20 dicembre 2011, secondo la Corte il richiedente ha pertanto soddisfatto il limite di tempo di sei mesi95. Per quanto riguarda il non-esaurimento delle vie di ricorso interne, la Corte ha inizialmente osservato che il meccanismo di protezione stabilito dalla Convenzione è ausiliare rispetto al sistema nazionale di salvaguardia dei diritti umani. La Corte, infatti, si interessa della supervisione dell’implementazione da parte degli Stati contraenti dei loro obblighi sotto la Convenzione, ma in nessun modo può, o deve, usurpare il ruolo degli Stati contraenti, i quali hanno la responsabilità di garantire che i diritti e le libertà fondamentali ivi sanciti siano rispettati e protetti a livello nazionale. La regola dell’esaurimento delle vie di ricorso interno è perciò una parte indispensabile del funzionamento di questo sistema di protezione96. Come stipulato in Akdivar and Others v. Turkey97, gli Stati sono dispensati dal rispondere davanti a un organo internazionale prima che abbiano provato a risolvere il contenzioso a livello nazionale. Così, coloro che invocano la supervisione giurisdizionale della Corte, sono obbligati prima a usare i rimedi previsti dal sistema legale nazionale98. Tuttavia, sempre secondo il giudizio

                                        

94 Gough c. Regno Unito, § 135. 95 Gough c. Regno Unito, § 136. 96 Gough c. Regno Unito, § 137. 97 Adkivar and Others v. Turkey, 99/1995/605/693, Council of Europe: European Court of Human Rights, 30 August 1996. The case is numbered 99/1995/605/693. The first number is the case's position on the list of cases referred to the Court in the relevant year (second number). The last two numbers indicate the case's position on the list of cases referred to the Court since its creation and on the list of the corresponding originating applications to the Commission. Successivamente, ci riferiremo al caso come Advikar ad Others v. Turkey, riportando i paragrafi oggetto di attenzione. 98 Adkivar and Others v. Turkey, § 65: “The Court recalls that the rule of exhaustion of domestic remedies referred to in Article 26 of the Convention (art. 26) obliges those seeking to bring their case against the State before an international judicial or arbitral organ to use first the remedies provided by the national legal system. Consequently, States are dispensed from answering before an international body for their acts before they have had an opportunity to put matters right through their own legal system. The rule is based on the assumption, reflected in Article 13 of the Convention (art. 13) - with which it has close affinity -, that there is an effective remedy available in respect of the alleged breach in the domestic system whether or not the provisions of the Convention are incorporated in national law. In this way, it is an

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in Adkivar, anche se è il Governo a dichiarare il l’esaurimento o meno della vie di ricorso interno, spetta al richiedente giudicare sull’adeguatezza e effettività dei rimedi attuati dal Governo al proprio specifico caso99.

                                                                                                                                  important aspect of the principle that the machinery of protection established by the Convention is subsidiary to the national systems safeguarding human rights (see the Handyside v. the United Kingdom judgment of 7 December 1976, Series A no. 24, p. 22, para. 48).”  La Corte, in merito all’esaurimento delle vie di ricorso interne, cita anche i paragrafi 66-69, che riportiamo di seguito: “66.  Under Article 26 (art. 26) normal recourse should be had by an applicant to remedies which are available and sufficient to afford redress in respect of the breaches alleged. The existence of the remedies in question must be sufficiently certain not only in theory but in practice, failing which they will lack the requisite accessibility and effectiveness (see, inter alia, the Vernillo v. France judgment of 20 February 1991, Series A no. 198, pp. 11-12, para. 27, and the Johnston and Others v. Ireland judgment of 18 December 1986, Series A no. 112, p. 22, para. 45). Article 26 (art. 26) also requires that the complaints intended to be made subsequently at Strasbourg should have been made to the appropriate domestic body, at least in substance and in compliance with the formal requirements and time-limits laid down in domestic law and, further, that any procedural means that might prevent a breach of the Convention should have been used (see the Cardot v. France judgment of 19 March 1991, Series A no. 200, p. 18, para. 34). 67.  However, there is, as indicated above, no obligation to have recourse to remedies which are inadequate or ineffective. In addition, according to the "generally recognised rules of international law" there may be special circumstances which absolve the applicant from the obligation to exhaust the domestic remedies at his disposal (see the Van Oosterwijck v. Belgium judgment of 6 November 1980, Series A no. 40, pp. 18-19, paras. 36-40). The rule is also inapplicable where an administrative practice consisting of a repetition of acts incompatible with the Convention and official tolerance by the State authorities has been shown to exist, and is of such a nature as to make proceedings futile or ineffective (see the Ireland v. the United Kingdom judgment of 18 January 1978, Series A no. 25, p. 64, para. 159, and the report of the Commission in the same case, Series B no. 23-I, pp. 394-97). 68.  In the area of the exhaustion of domestic remedies there is a distribution of the burden of proof. It is incumbent on the Government claiming non-exhaustion to satisfy the Court that the remedy was an effective one available in theory and in practice at the relevant time, that is to say, that it was accessible, was one which was capable of providing redress in respect of the applicant's complaints and offered reasonable prospects of success. However, once this burden of proof has been satisfied it falls to the applicant to establish that the remedy advanced by the Government was in fact exhausted or was for some reason inadequate and ineffective in the particular circumstances of the case or that there existed special circumstances absolving him or her from the requirement (see, inter alia, the Commission's decision on the admissibility of application no. 788/60, Austria v. Italy, 11 January 1961, Yearbook, vol. 4, pp. 166-168; application no. 5577-5583/72, Donnelly and Others v. the United Kingdom (first decision), 5 April 1973, Yearbook, vol. 16, p. 264; also the judgment of 26 June 1987 of the Inter-American Court of Human Rights in the Velásquez Rodríguez case, Preliminary Objections, Series C no. 1, para. 88, and that Court's Advisory Opinion of 10 August 1990 on "Exceptions to the Exhaustion of Domestic Remedies" (Article 46 (1), 46 (2) (a) and 46 (2) (b) of the American Convention on Human Rights), Series A no. 11, p. 32, para. 41). One such reason may be constituted by the national authorities remaining totally passive in the face of serious allegations of misconduct or infliction of harm by State agents, for example where they have failed to undertake investigations or offer assistance. In such circumstances it can be said that the burden of proof shifts once again, so that it becomes incumbent on the respondent Government to show what they have done in response to the scale and seriousness of the matters complained of. 69.  The Court would emphasise that the application of the rule must make due allowance for the fact that it is being applied in the context of machinery for the protection of human rights that the Contracting Parties have agreed to set up. Accordingly, it has recognised that Article 26 (art. 26) must be applied with some degree of flexibility and without excessive formalism (see the above-mentioned Cardot judgment, p. 18, para. 34). It has further recognised that the rule of exhaustion is neither absolute nor capable of being applied automatically; in reviewing whether it has been observed it is essential to have regard to the particular circumstances of each individual case (see the above-mentioned Van Oosterwijck judgment, p. 18, para. 35). This means amongst other things that it must take realistic account not only of the existence of formal remedies in the legal system of the Contracting Party concerned but also of the general legal and political context in which they operate as well as the personal circumstances of the applicants”. 99 Akdivar And Others v. Turkey, § 68: In the area of the exhaustion of domestic remedies there is a distribution of the burden of proof. It is incumbent on the Government claiming non-exhaustion to satisfy the Court that the remedy was an effective one available in theory and in practice at the relevant time, that is to say, that it was accessible, was one which was capable of providing redress in respect of the applicant's complaints and offered reasonable prospects of

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Il richiedente, ha affermato la Corte, aveva tentato di fare appello riguardo alla sua condanna del 2011, invocando gli articoli 5, 6, 7, 8, 9, 10 e 14 della Convenzione, ma il 22 dicembre 2011 gli fu rifiutato il permesso. Di conseguenza, il richiedente ha esaurito ogni possibile rimedio a livello nazionale in relazione alla sua denuncia100. In conclusione, secondo il giudizio della Corte, il richiedente ha soddisfatto i requisiti esposti all’articolo 35 § 1 della Convenzione in merito alla denuncia del suo arresto, processo, condanna e imprigionamento del 2011101.  Il richiedente, però, ha fatto ricorso presso la Corte anche in merito al trattamento subito in prigione. In particolare egli ha denunciato la violazione degli articolo 3102, 8103, 9104, 10105, 13106 e 14107 della Convenzione, riferendosi alla mancanza di trattamenti dentali e ottici, assenza di assistenza medica in merito ad un grumo rinvenuto ad un testicolo, segregazione dagli altri prigionieri e impossibilità di fare esercizio fisico di qualunque tipo e divieto di ricevere visite da parte di famiglia e amici. Secondo il giudizio della Corte, i ricorsi presentati dal richiedente in merito al trattamento subito in prigione hanno rispettato il limite dei sei mesi stabilito dall’articolo 35 § 1, in quanto il richiedente ne aveva lamentato la violazione per la prima volta in una lettera datata 8 febbraio 2012.

                                                                                                                                  success. However, once this burden of proof has been satisfied it falls to the applicant to establish that the remedy advanced by the Government was in fact exhausted or was for some reason inadequate and ineffective in the particular circumstances of the case or that there existed special circumstances absolving him or her from the requirement (see, inter alia, the Commission's decision on the admissibility of application no. 788/60, Austria v. Italy, 11 January 1961, Yearbook, vol. 4, pp. 166-168; application no. 5577-5583/72, Donnelly and Others v. the United Kingdom (first decision), 5 April 1973, Yearbook, vol. 16, p. 264; also the judgment of 26 June 1987 of the Inter-American Court of Human Rights in the Velásquez Rodríguez case, Preliminary Objections, Series C no. 1, para. 88, and that Court's Advisory Opinion of 10 August 1990 on "Exceptions to the Exhaustion of Domestic Remedies" (Article 46 (1), 46 (2) (a) and 46 (2) (b) of the American Convention on Human Rights), Series A no. 11, p. 32, para. 41). One such reason may be constituted by the national authorities remaining totally passive in the face of serious allegations of misconduct or infliction of harm by State agents, for example where they have failed to undertake investigations or offer assistance. In such circumstances it can be said that the burden of proof shifts once again, so that it becomes incumbent on the respondent Government to show what they have done in response to the scale and seriousness of the matters complained of. 100 Gough c. Regno Unito, § 141. 101 Gough c. Regno Unito, § 142. 102 Proibizione della tortura: Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti. 103 Diritto al rispetto della vita privata e familiare. 104 Libertà di pensiero, di coscienza e di religione. 105 Libertà di espressione. 106 Diritto a un ricorso effettivo Ogni persona i cui diritti e le cui libertà riconosciuti nella presente Convenzione siano stati violati, ha diritto a un ricorso effettivo davanti a un’istanza nazionale, anche quando la violazione sia stata commessa da persone che agiscono nell’esercizio delle loro funzioni ufficiali. 107 Divieto di discriminazione Il godimento dei diritti e delle libertà riconosciuti nella presente Convenzione deve essere assicurato senza nessuna discriminazione, in particolare quelle fondate sul sesso, la razza, il colore, la lingua, la religione, le opinioni politiche o quelle di altro genere, l’origine nazionale o sociale, l’appartenenza a una minoranza nazionale, la ricchezza, la nascita od ogni altra condizione.

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Diverso il discorso per quanto riguarda l’esaurimento delle vie di ricorso interno. La particolarità del caso in questione è rappresentata dal fatto che al richiedente sia stata negata una giusta assistenza legale, poiché ogni avvocato contattato dal richiedente ha rifiutato di rappresentarlo. Il Governo, in questo senso, ha ammesso che il richiedente abbia effettivamente tentato di presentare il suo caso alle autorità nazionali. Tuttavia, è anche vero che il 28 settembre 2011, solo due mesi dopo che il richiedente aveva esposto il suo caso alla Corte Edu tramite una lettera scritta in prigione, la Bindmans LLP108 aveva contattato la Corte per informarla di essersi appena presa l’incarico di rappresentare il richiedente. Così, quando l’8 febbraio 2012 il richiedente ha denunciato alla Corte il trattamento subito in prigione, in realtà egli godeva già di rappresentazione legale da oltre quattro mesi109. La Corte ha giudicato, date le circostanze, non esaurite le vie di ricorso interne rispetto alle denunce sul trattamento subito in prigione dal richiedente. Il ricorso è stato quindi respinto ai sensi dell’articol 35 § 1 e § 4110.  

2.2.2. Principi sollevati dalla Corte

La Corte Edu ha giudicato ammissibile il ricorso effettuato dal richiedente all’articolo 10 della Convenzione, in quanto ha ritenuto che il caso abbia sollevato delle questioni importanti che necessitano di essere analizzate con cura. La libertà di espressione, ha affermato, costituisce un fondamento essenziale in una società democratica e una delle condizioni indispensabili per il suo progresso e per l’autorealizzazione di ogni individuo all’interno di essa. Questo è un principio che non riguarda solo le idee che sono percepite in maniera positiva dalla società, ma anche quelle che possono offendere o disturbare. Tali sono le esigenze del pluralismo, tolleranza e apertura mentale senza i quali non esisterebbe una ‘società democratica’111. Le restrizioni di questa libertà sono enunciate al comma 2 dell’articolo 10, e la loro interpretazione richiede molta attenzione e cautela. L’aggettivo “necessario”, entro il significato dato dall’art. 10 § 2, implica l’esistenza di un importante bisogno sociale. Gli Stati contraenti hanno

                                        108 Leading London law firm, http://www.bindmans.com. 109 Gough c. Regno Unito, § 199. 110 Articolo 35 § 4: La Corte respinge ogni ricorso che consideri irricevibile in applicazione del presente articolo. Essa può procedere in tal modo in ogni stato del procedimento. 111 Gough c. Regno Unito, § 164.

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un certo margine di apprezzamento nel valutare se tale bisogno esiste, ma la valutazione finale spetta alla Corte112.  L’ampiezza del margine di apprezzamento concesso agli Stati dipende da un certo numero di fattori113. Le autorità nazionali godono di un ampio margine nelle materie che riguardano la morale dal momento in cui non esiste una concezione uniforme europea in questo settore, mentre uno stretto margine di giudizio viene ceduto agli Stati per quanto riguarda i dibattiti su questioni di pubblico interesse114. Il diritto di esprimersi liberamente non esula però da precisi doveri e responsabilità. Come già discusso precedentemente, il diritto ad esprimere le proprie opinioni religiose o credo incontra doveri e responsabilità che includono l’obbligo di evitare il più possibile espressioni che sono                                         112 Animal Defenders International v. the United Kingdom, Application no. 48876/08, European Court of Human Rights, Strasbourg, 22 April 2013: 100. The general principles concerning the necessity of an interference with freedom of expression were summarised in Stoll v. Switzerland [GC] (no. 69698/01, § 101, ECHR 2007-V) and were recalled more recently in Mouvement raëlien suisse v. Switzerland ([GC], no. 16354/06, § 48, 13 July 2012): “(i) Freedom of expression constitutes one of the essential foundations of a democratic society and one of the basic conditions for its progress and for each individual’s self-fulfilment. Subject to paragraph 2 of Article 10, it is applicable not only to ‘information’ or ‘ideas’ that are favourably received or regarded as inoffensive or as a matter of indifference, but also to those that offend, shock or disturb. Such are the demands of pluralism, tolerance and broadmindedness without which there is no ‘democratic society’. As set forth in Article 10, this freedom is subject to exceptions, which ... must, however, be construed strictly, and the need for any restrictions must be established convincingly ... (ii) The adjective ‘necessary’, within the meaning of Article 10 § 2, implies the existence of a ‘pressing social need’. The Contracting States have a certain margin of appreciation in assessing whether such a need exists, but it goes hand in hand with European supervision, embracing both the legislation and the decisions applying it, even those given by an independent court. The Court is therefore empowered to give the final ruling on whether a ‘restriction’ is reconcilable with freedom of expression as protected by Article 10. (iii) The Court’s task, in exercising its supervisory jurisdiction, is not to take the place of the competent national authorities but rather to review under Article 10 the decisions they delivered pursuant to their power of appreciation. This does not mean that the supervision is limited to ascertaining whether the respondent State exercised its discretion reasonably, carefully and in good faith; what the Court has to do is to look at the interference complained of in the light of the case as a whole and determine whether it was ‘proportionate to the legitimate aim pursued’ and whether the reasons adduced by the national authorities to justify it are ‘relevant and sufficient’.... In doing so, the Court has to satisfy itself that the national authorities applied standards which were in conformity with the principles embodied in Article 10 and, moreover, that they relied on an acceptable assessment of the relevant facts ....” This protection of Article 10 extends not only to the substance of the ideas and information expressed but also to the form in which they are conveyed (Jersild v. Denmark, 23 September 1994, § 31, Series A no. 298). 113 Animal Defenders International v. the United Kingdom: 102. As to the breadth of the margin of appreciation to be afforded, it is recalled that it depends on a number of factors. It is defined by the type of the expression at issue and, in this respect, it is recalled that there is little scope under Article 10 § 2 for restrictions on debates on questions of public interest (Wingrove v. the United Kingdom, judgment of 25 November 1996, Reports of Decisions and Judgments 1996V, § 58). Such questions include the protection of animals (Bladet Tromsø and Stensaas v. Norway [GC], no.21980/93, §§ 61-64 ECHR 1999-III; as well as VgT Verein gegen Tierfabriken v. Switzerland, §§ 70 and 72; and Mouvement raëlien suisse v. Switzerland, §§ 59-61, the latter two cited above). The margin is also narrowed by the strong interest of a democratic society in the press exercising its vital role as a public watchdog (Editions Plon v. France, no.58148/00, § 43, ECHR 2004-IV): freedom of the press and other news media affords the public one of the best means of discovering and forming an opinion of the ideas and attitudes of political leaders. It is incumbent on the press to impart information and ideas on subjects of public interest and the public also has a right to receive them (Handyside v. the United Kingdom, 7 December 1976, § 49, Series A no. 24; and Centro Europa 7 S.R.L. and Di Stefano v. Italy, cited above, §131). 114 Gough c. Regno Unito, § 166.

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gratuitamente offensive per gli altri membri della società e che quindi costituiscono una violazione dei loro diritti. Ciò non vuol dire che il punto di vista della maggioranza debba per forza prevalere su quello della minoranza. Pluralismo e democrazia sono basati sul dialogo e sullo spirito di compromesso, ed è interesse della Corte promuovere, per quanto possibile, una società democratica priva di ingiustizie e discriminazioni, che garantisca un pluralismo stabile e promuova armonia e tolleranza nella società115. Enunciati i principi generali, la Corte ha proceduto poi ad applicarli al caso, che concerne l’arresto, processo, accusa e condanna del richiedente per il crimine di violazione della pace commesso nel 2011, per essere apparso nudo in luogo pubblico. I dati offerti dalla comparazione di un piccolo gruppo di Stati hanno evidenziato che le risposte della legge e delle autorità alla nudità in luogo pubblico sono tutt’altro che uniformi. In queste circostanze, il margine di apprezzamento degli Stati per comportamenti di questo tipo risulta essere molto ampio116. Procedendo ad analizzare l’approccio seguito dalle autorità scozzesi, la Corte ha osservato che il caso in questione non può essere scisso dalla storia del richiedente. Infatti, dal suo primo arresto, il richiedente è stato generalmente rilasciato senza ulteriori provvedimenti117. Una condanna è stata imposta solo dopo che lo Sceriffo competente, sulla base delle prove e della sua condotta in un determinato luogo pubblico, aveva stabilito che era stato messo in atto un crimine di violazione della pace. La decisione dello Sceriffo non è dipesa solo dal fatto che il comportamento del richiedente aveva realmente causato allarme e un grave disturbo alla comunità, bensì anche dalla sua precedente storia di continue apparizioni senza vestiti in luoghi pubblici. In particolare, la Corte ha ritenuto importante che al richiedente fosse stato proposto un annullamento dell’arresto se avesse deciso di indossare dei vestiti, e che solo dopo il suo rifiuto egli fosse stato imprigionato118.  In merito alla severità della sanzione imposta al richiedente, la Corte ha notato che dopo la sua prima condanna era stato solo ammonito o aveva ricevuto brevi sentenze di imprigionamento dalle due settimane ai tre mesi. E’ stato solo dopo un certo numero di condanne per nudità in luogo pubblico che le corti competenti hanno iniziato a imporre pene detentive più severe. E anche dopo di ciò, sono stati compiuti molti sforzi pervenire a pene meno dure.

                                        

115 Gough c. Regno Unito, § 168. 116 Gough c. Regno Unito, § 172. 117 Vedi § 8-31, Gough c. Regno Unito. 118 Gough c. Regno Unito, § 173.

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La Corte ha ammesso che il periodo cumulativo della pena imposta al richiedente, innegabilmente severa, può sollevare questioni importanti sotto l’articolo 10 in termini di mancanza di proporzionalità. Tuttavia, la responsabilità del richiedente per le condanne e le sentenze imposte su di lui non può essere ignorata. Senza nessuna dimostrazione di sensibilità per il punto di vista degli altri che potrebbero ritenere il suo atteggiamento offensivo, egli ha insistito con il suo diritto di apparire nudo in ogni momento e luogo, senza nessuna discriminante119. Il caso del richiedente è controverso, poiché la sua intransigenza lo ha portato a trascorrere un sostanzioso periodo di tempo in prigione per quello che risulta essere un reato relativamente banale. Tuttavia, ha affermato la Corte, si tratta di una situazione frutto delle ripetute violazioni del diritto penale messe in atto dal richiedente in piena consapevolezza delle conseguenze. La Corte ha giudicato che le misure adottate dalla polizia, dalle corti e dalle autorità competenti, e in particolare in merito all’arresto del 2011, sono state “pertinenti e sufficienti”, e che quindi nessuna violazione dell’articolo 10 della Convenzione è stata messa in atto120. Per quanto riguarda il concetto di “vita privata”, di cui all’articolo 8 della Convenzione, non esiste una definizione esauriente. La Corte ha affermato che, in termini generali, esso garantisce all’individuo una sfera entro la quale possa liberamente perseguire lo sviluppo e l’appagamento della sua personalità121.  In S.A.S. v. France 2014122, è stato dichiarato che le scelte personali come l’aspetto che un individuo desidera mostrare, sia in luoghi pubblici che privati, si riferiscono all’espressione della

                                        

119 Gough c. Regno Unito, § 175. 120 Gough c. Regno Unito, § 176. 121 Cfr. Shtukaturov v. Russia, Application no. 44009/05, European Court of Human Rights, Strasbourg, 27 March 2008: 83. The parties agreed that the judgment of 28 December 2004 amounted to an interference in the applicant’s private life. The Court observes that Article 8 “secure[s] to the individual a sphere within which he can freely pursue the development and fulfilment of his personality” (see Brüggemann and Scheuten v. Germany, no. 6959/75, Commission’s report of 12 July 1977, Decisions and Reports 10, p. 115, § 55). The judgment of 28 December 2004 deprived the applicant of his capacity to act independently in almost all areas of life: he was no longer able to sell or buy any property on his own, to work, to travel, to choose his place of residence, to join associations, to marry, and so on. Even his liberty could henceforth have been limited without his consent and without any judicial supervision. In sum, the Court concludes that the deprivation of legal capacity amounted to an interference with the private life of the applicant (see Matter v. Slovakia, no. 31534/96, § 68, 5 July 1999). 122 S.A.S. v France, Application no. 43835/11, European Court of Human Rights, 1 July 2014: 107. The Court is thus of the view that personal choices as to an individual’s desired appearance, whether in public or in private places, relate to the expression of his or her personality and thus fall within the notion of private life. It has found to this effect previously as regards a haircut (see Popa v. Romania (dec), no. 4233/09, §§ 32-33, 18 June 2013; see also the decision of the European Commission on Human Rights in Sutter v. Switzerland, no. 8209/78, 1 March 1979). It considers, like the Commission (see, in particular, the decisions in McFeeley and Others v. the United Kingdom, no. 8317/78, 15 May 1980, § 83, Decisions and Reports (DR) 20, and Kara v. the United Kingdom, no.36528/97, 22 October 1998), that this is also true for a choice of clothing. A measure emanating from a public authority which restricts a choice of this kind will therefore, in principle, constitute an interference with the exercise of the right to respect for private life within the meaning of Article 8 of the Convention (see the Kara decision, cited above). Consequently, the ban on wearing clothing

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sua personalità e quindi rientrano nella nozione di vita privata. Questa è una nozione che protegge anche il diritto all’identità e di stabilire e promuovere le relazione con altri esseri umani e col mondo circostante. Esiste, quindi, una zona di interazione di una persona con gli altri che può ricadere nell’ambito di “vita privata”123. Dall’altra parte non tutte le attività che una persona cerca di mettere in atto per stabilire e promuovere tali relazioni possono essere tutelate dall’articolo 8 della Convenzione. Perché un individuo possa richiedere la protezione dell’articolo 8, devono essere rispettati dei minimi livelli di serietà124. La Corte ha ritenuto che il richiedente, con il suo atteggiamento, si sia privato della protezione dell’articolo 8 della Convenzione. Così, ogni ingerenza al diritto del richiedente di rispettare la sua vita privata è giustificato dall’articolo 8 § 2, per essenzialmente le medesime ragioni fornire dalla Corte nell’analisi fornita dal ricorso del richiedente dell’articolo 10 della Convenzione125.  

                                                                                                                                  designed to conceal the face in public places, pursuant to the Law of 11 October 2010, falls under Article 8 of the Convention. 123 Cfr. P.G. and J.H. v. the United Kingdom, Application no. 44787/98, European Court of Human Rights, Strasbourg, 25 September 2001: 56. Private life is a broad term not susceptible to exhaustive definition. The Court has already held that elements such as gender identification, name and sexual orientation and sexual life are important elements of the personal sphere protected by Article 8 (see, for example, B. v. France, judgment of 25 March 1992, Series A no. 232-C, pp. 53-54, § 63; Burghartz v. Switzerland, judgment of 22 February 1994, Series A no. 280-B, p. 28, § 24; Dudgeon v. the United Kingdom, judgment of 22 October 1981, Series A no. 45, pp. 18-19, § 41; and Laskey, Jaggard and Brown v. the United Kingdom, judgment of 19 February 1997, Reports 1997-1, p. 131, § 36). Article 8 also protects a right to identity and personal development, and the right to establish and develop relationships with other human beings and the outside world (see, for example, Burghartz, cited above, opinion of the Commission, p. 37, § 47, and Friedl v. Austria, judgment of 31 January 1995, Series A no. 305-B, opinion of the Commission, p. 20, § 45). It may include activities of a professional or business nature (see Niemietz v. Germany, judgment of 16 December 1992, Series A no. 251-B, pp. 33-34, § 29, and Halford, cited above, p. 1016, § 44). There is therefore a zone of interaction of a person with others, even in a public context, which may fall within the scope of “private life”. 124 Cfr Bayatyan v. Armenia, Application no. 23459/03, European Court of Human Rights, Strasbourg, 7 July 2011: 110. In this respect, the Court notes that Article 9 does not explicitly refer to a right to conscientious objection. However, it considers that opposition to military service, where it is motivated by a serious and insurmountable conflict between the obligation to serve in the army and a person’s conscience or his deeply and genuinely held religious or other beliefs, constitutes a conviction or belief of sufficient cogency, seriousness, cohesion and importance to attract the guarantees of Article 9 (see, mutatis mutandis, Campbell and Cosans v. the United Kingdom, 25 February 1982, § 36, Series A no. 48, and, by contrast, Pretty v. the United Kingdom, no. 2346/02, § 82, ECHR 2002-III). Whether and to what extent objection to military service falls within the ambit of that provision must be assessed in the light of the particular circumstances of the case. Cfr. anche Eweida and Others v. the United Kingdom, Application no. 48420/10, European Court of Human Rights, Strasbourg, 15 January 2013: 81. The right to freedom of thought, conscience and religion denotes views that attain a certain level of cogency, seriousness, cohesion and importance (see Bayatyan v. Armenia [GC], no. 23459/03, § 110, ECHR 2011; Leela Förderkreis e.V. and Others v. Germany, no. 58911/00, § 80, 6 November 2008; Jakóbski v. Poland, no. 18429/06, § 44, 7 December 2010). Provided this is satisfied, the State’s duty of neutrality and impartiality is incompatible with any power on the State’s part to assess the legitimacy of religious beliefs or the ways in which those beliefs are expressed (see Manoussakis and Others v. Greece, judgment of 26 September 1996, Reports 1996-IV, p. 1365, § 47; Hasan and Chaush v. Bulgaria [GC], no. 30985/96, § 78, ECHR 2000-XI; Refah Partis(the Welfare Party) and Others v. Turkey [GC], nos. 41340/98, 41342/98, 41343/98 and 41344/98, § 1, ECHR 2003-II). 125 Gough c. Regno Unito, § 184.

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2.2.3.  La conclusione della Corte

  Per queste ragioni la Corte ha dichiarato, all’unanimità, ammissibili i ricorsi presentati sotto l’articolo 8 e 10 riguardanti l’arresto, accusa, condanna e imprigionamento del richiedente e il resto del ricorso inammissibile. Ha concluso tuttavia che nessuna violazione degli articolo 8 e 10 della Convenzione è stata messa in atto.    

CAPITOLO 3  

Limiti alla libertà di espressione   

3.1. Impatto mediatico: società e nudo

Attualmente il richiedente, Stephen Gough, ha deciso di sospendere la sua campagna a favore del nudo per assistere la madre Nora, 89 anni, la cui malattia obbliga il figlio a doversi occupare di lei con costanti cure e attenzioni.  Fermamente convinto dell'inoffensibilità del corpo umano, Stephen Gough non ha però intenzione di concludere ancora la sua battaglia. Come ha dichiarato in una intervista di Clive Coleman della BBC News del settembre 2015126:  

"How the future will pan out I can't guarantee, but my feeling is I am continuing. That's my deep down gut feeling. That I am continuing and it will not end here. I really can't see that this country would sentence someone to life in prison just for being naked in public. But if that's what it will mean I am prepared for that."  

La società è stata storicamente portata ad avere un atteggiamento sbagliato nei confronti del nudo e, pur di riuscire ad instaurare il seme di questa consapevolezza, il richiedente è disposto a                                         126 BBC News, “Clive Coleman: Naked Rambler ‘to continue protest’”, 3 September 2015, UK.

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pagare prezzi molto alti. Stiamo infatti trattando il caso di un uomo che per difendere la sua convinzione non solo ha trascorso più di dieci anni in prigione, ma ha anche seriamente compromesso la sua vita privata. La madre dei suoi figli ed ex compagna gli avrebbe infatti negato il diritto di avere ancora contatti con la sua famiglia.  Sempre durante l'intervista alla BBC News sopra citata, il richiedente ha raccontato la sua storia a Clive Coleman, spiegando come tutto ha avuto inizio. Un giorno camminando nudo in un bosco Gough ha avuto quella che egli definisce la sua 'epifania', dopo la quale ha deciso che avrebbe dedicato il resto della sua vita ad andare nudo in pubblico. Parlando mediante il suo avvocato, Gough ha dichiarato all' Independent:  

“I was brought up to believe I lived in a country that celebrated eccentricity and difference, not only because it added variety and colour to the otherwise slavish conformity that can feel depressive, constricting and sometimes just downright boring; but that it also indicated a deeper appreciation of how the unorthodox, at its very essence, is how originality and creative energy manifests itself. That without the freedom to express our individuality and uniqueness in our own way, something inside us dies, and we can the world around us become less vital."127   

Abbiamo deciso di trattare il caso Gough c. Regno Unito perchè ci obbliga a mettere in discussione le nostre convinzioni e i nostri limiti mentali. Finchè trattiamo casi di indubbia moralità, possiamo più facilmente prendere una posizione e difenderla con argomentazioni e prove a suo sostegno. Quello che invece ci proponiamo di fare con questo studio è esattamente l'opposto: se abbiamo una posizione, la metteremo in dubbio. La libertà di espressione è uno dei principi cardine di una società libera e democratica, ma i limiti che questa libertà deve avere sono mobili e adattabili al mutare della società e devono sempre essere messi in discussione. Riportiamo nuovamente l'articolo 10 § 2 della Convenzione, sui limiti alla libertà di espressione:  

La libertà di manifestare la propria religione o il proprio credo non può essere oggetto di restrizioni diverse da quelle che sono stabilite dalla legge e costituiscono misure necessarie, in una società democratica, per la pubblica sicurezza, la protezione dell'ordine, della salute o della morale pubblica, o per la protezione dei diritti e della libertà altrui.  

                                        127 Independent, "Naked Rambler could face a 'lifetime of imprisonments' after European court ruling" by Jamie Merril, 28 October 2014.

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Usando le parole di John Stuart Mill128: "La libertà di ogni individuo deve avere questo preciso limite: egli non deve essere di disturbo agli altri"129. Così, per lo studio del caso, risulta indispensabile analizzare l'impatto provocato nella società con il comportamento messo in atto dal richiedente. Sin dall'esordio della sua campagna, rintracciabile nel primo tentativo, nel 2003, di percorre il tratto che va da Land's End a John O'Groats con il quale il richiedente ha guadagnato l'appellativo di Naked Rambler, l'opinione pubblica si è immediatamente divisa tra sostenitori e contrari. Coloro che si sono schierati a favore della campagna di sensibilizzazione alla nudità in pubblico messa in atto da Gough hanno denunciato principalmente la decisione da parte delle autorità di imporre una pena così severa per quello che è essenzialmente un crimine minore. Di questo parere si è dichiarato anche l'ex direttore del Pubblico Ministero Lord MacDonald, il quale ha affermato:  

 "This man is not a danger to anybody, he's a nuisance. He's an eccentric, as far as one can tell he's a harmless eccentric. He's spent around 10 years in prison, that's £40,000 a year. This seems to be a draconian, quite inappropriate response to his behaviour." ... "He's served 10 years, which on normal remission terms would be the equivalent of a 15-20 year sentence in prison. […]Very few rapists get that sort of sentence, not many murderers serve more than that. Prison should be for people who represent a risk to the public, not for people who annoy the public in the way that he seems to from time to time." 130  

Tali obiezioni vengono sollevate anche dai difensori del richiedente. Tra questi Mattew Scott, nel giugno 2015 ha pubblicato un articolo sul giornale The Telegraph in cui ha esposto le motivazioni secondo le quali il richiedente sarebbe stato vittima di una pena ingiusta. Nell'articolo si legge:  

                                        128 John Stuart Mill, Pentonville, 20 maggio 1806 – Avignone, 8 maggio 1873. 129 John Stuart Mill, “Saggio sulla Libertà”, 1858. 130 BBC News, “Clive Coleman: Naked Rambler ‘to continue protest’”, 3 September 2015, UK.

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"Remember: it is not, in itself, unlawful to go naked in public. It is an offence under section 66 of the Sexual Offences Act 2003 to expose one's genitals with intent that someone should thereby be caused “alarm or distress" – but nobody has ever suggested that Mr Gough had such an intent." 131  

In un altro interessante articolo intitolato "What my night in a tent with the Naked Rambler taught me" pubblicato il 15 agosto 2013 sul The Guardian, Peter Ross racconta la sua esperienza con Stephen Gough:  

" I am, I believe, the only journalist to have slept with him in his tent. I learned a lot from our time under canvas and walking together through the Scottish countryside. I came to believe that he is a more rational, more focused individual than the media portrayal of him has lead us to believe, and to feel certain that the public are more tolerant than the legal system which is supposed to protect us from the sight of his nude body. [...] Public reaction to Gough, in the flesh, is overwhelmingly positive. He is stopped all the time for handshakes and photographs. Few understand that he regards himself as a martyr for personal freedom, or that he sees public nakedness as a vocation. Rather, he benefits from a British taste for eccentricity and sauciness."   

Secondo i sostenitori del Naked Rambler l'accanimento dimostrato nei confronti della nudità in luogo pubblico non avrebbe alcun fondamento se si intende rispettare l'inoffensibilità del corpo umano. Quando non esiste un chiaro atteggiamento a sfondo sessuale e non si verifica alcuna molestia nei confronti degli altri, le persone non possono realmente venire danneggiate dalla vista dei genitali. In caso contrario, se un danno venisse invece percepito, è necessario agire sulla società e rieducarla al corpo umano, e persone come Stephen Gough rappresentano tasselli importati verso questa crescita morale collettiva. Altre proteste sotto forma di manifestazioni nudo in pubblico sono state messe in atto oltre a quella del richiedente. Tra queste, ne ricordiamo qualcuna132.  Nel 1969, in Danimarca, 300 individui presero parte ad una protesta camminando nudi lungo la spiaggia. L'evento portò ad importanti riforme nell'ambito dell'ordine pubblico. Oggi in

                                        131 The Telegraph, “Naked rambler: why have we spent £300,000 imprisoning this harmless eccentric?” by Mattew Scott, 10 June 2015. 132 Ci siamo affidati ad una ricostruzione trovata in un articolo della BBC News. L’articolo in questione è “Naked Rambler: The UK’s oddest legal stand-off” di Steven Brocklehurst del 5 ottobre 2012. Le informazioni sono schematizzate sotto “Other naked protests”.

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Danimarca è infatti permesso presentarsi completamente nudi in tutte le spiagge pubbliche, con la sola eccezione di Holmsland Klit e Hennestrand. Nel 1999 Vincent Bethell ha fondato la campagna "The Freedom to be Yourself" per sostenere il diritto di mostrarsi nudo in pubblico. La campagna, messa in atto attraverso dimostrazioni di nudo nel Regno Unito e negli Stati Uniti, mirava a difendere la nudità in pubblico senza finalità a sfondo sessuale. Nel 2001 Bethell è stato accusato in Inghilterra per disturbo della quiete pubblica. Il verdetto fu di non colpevolezza poichè la giuria non trovò che il semplice atto di mostrarsi nudo potesse arrecare un reale disturbo al pubblico133. Nonostante in molte foto venga ritratto il Naked Rambler durante le sue manifestazioni con una bandierina bianca con su scritto "The Freedom to be Yourself", in una intervista del gennaio 2010 al giornale The Telegraph134, Bethell descrive Gough come «attention seeker using public nakedness to feed his ego». Nel 2003 la campagna cambia il suo nome in "Stop Racist Human Skin Phobia", per evidenziale il carattere irrazionale dei pregiudizi nutriti nei confronti del corpo umano nudo. In Germania, il fondatore del gruppo a favore del naturismo Wald-FKK135, è stato multato svariate volte per aver fatto joggin nudo, mentre la campagna "Nacktwandern" lotta per il diritto di praticare escursionismo nudi. In Ucraina, nel 2008, è stato fondato il movimento femminista FEMEN136, movimento di protesta contro il turismo sessuale, il sessismo ed altre discriminazioni sociali. Sebbene non si parli di diritti dei naturisti, menzioniamo la protesta delle femministe FEMEN poichè le loro manifestazioni sono divenute famose per la pratica di mostrare il seno nudo. FEMEN ha giustificato i suoi metodi provocatori affermando che «è l'unico modo per essere ascoltati in questo paese. Se avessimo manifestato con il solo ausilio di cartelloni le nostre richieste non sarebbero state nemmeno notate». E' implicito che la sola vista del seno nudo sia in grado di creare un impatto tale da sconvolgere l'opinione pubblica di tutto il mondo, e diventare il presupposto e punto di forza di un movimento di protesta che ha avuto una grande eco su scala internazionale.   Nonostante le apparenze, il richiedente non può essere considerato un naturista a tutti gli effetti, tanto che la sua campagna non viene sostenuta nemmeno dal movimento British Naturism137.

                                        133 The Telegraph, “Buff justice as naked artist is cleared by jury” by David Millward, 11 January 2001 134 The Telegraph, "The Naked Rambler is a brazen affront to the great undressed" by William Langley, 16 gennaio 2010. 135 FKK, https://www.dfk.org/fkk/index.php/fkksport/41-fkk-wandern-in-deutschland 136 FEMEN Official blog, http://femen.org 137 British Naturism Official Website: http://www.bn.org.uk.

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Andrew Welch, portavoce del British Naturism, ha dichiarato che, nonostante il movimento dei naturisti sia concorde con il principio che scegliere di non indossare i vestiti non rappresenti un crimine, Gough avrebbe passato il limite con il suo comportamento «confrontational, intolerant and inconsiderate». Secondo Welch: «Real naturists are respectful of the feelings of others [...] We can't support Steve Gough's actions because they're regressive and damage the image we try to promote»139. Il naturismo è un movimento che promuove un avvicinamento dell'essere umano con la natura, partendo dal rispetto verso le persone, per arrivare al rispetto degli animali e dell'ambiente, e che si concretizza attraverso uno stile di vita sano e una nudità caratterizzata da una forte componente sociale, che si realizza sia in spazi privati sia in spazi pubblici. Secondo la definizione dell'International Naturist Federation del 1974:  

« Il naturismo è un modo di vivere in armonia con la natura, caratterizzato dalla pratica della nudità in comune, allo scopo di favorire il rispetto di se stessi, degli altri e dell'ambiente »140.  

Spesso il naturismo viene confuso con il nudismo, che di contro manca di una componente sociale ed è inteso più propriamente come la pratica della nudità, senza particolari convinzioni legate al rispetto della natura. Il nudista solitamente non crea associazioni come il naturalista. Numerosi termini, come ad esempio nudità sociale, sono stati proposti come sostitutivo dei due termini suddetti senza però assumere la diffusione dei precedenti. Dunque, secondo la fila degli oppositori, la battaglia del Naked Rambler non avrebbe alcun risvolto positivo sulla società, ma sarebbe solo una vittoria individuale ed egoistica. Il bisogno di andare in giro nudo non viene percepito come un diritto degno essere tutelato, e anzi viene considerato realmente in grado di creare disturbo ai membri della società, specialmente a vecchi e bambini. Da questo punto di vista, la pena attribuita al richiedente è considerata forse sproporzionata - da alcuni - ma comunque giusta, in quanto frutto di un comportamento messo in atto in piena consapevolezza delle conseguenze.  A queste accuse Gough risponde: «Truth and freedom are difficult concepts to understand. They can't be grasped by the mind»141.  

                                        139 The Telegraph, “The Naked Rambler is a brazen affront to the great undressed” by William Langley, 16 January 2010. 140 Definizione dell'International Naturist Federation, presentata al 14º Congresso naturista mondiale nel 1974.

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Il dibattito si è poi manifestato anche in ambito artistico, un settore in cui la risposta alla campagna del Naked Rambler è stata per la maggioranza positiva. Syd Krochmalny, artista e scrittore interessato alle relazioni tra arte, biografia, società, politica e sessualità, ha realizzato un cortometraggio intitolato "The Naked Soul"142, una riflessione politica e filosofica sulla nudità liberamente ispirato al caso del richiedente. Il corto, disponibile su Vimeo, non può però portare alcun contributo al dibattito sulla nudità in quanto la decisione di non mettere mai in mostra i genitali dell'attore già di per sè indica una precisa predisposizione del regista in netto contrasto con il messaggio che egli si era proposto di trasmettere.  Diversamente, molto interessante è un video, disponibile sempre su Vimeo, sulle reazioni suscitate a Barcellona alla vista di una donna nuda143. Nel video, "Desnuda en Barcelona"144, si vede una giovane donna entrare in una tintoria ed uscirne completamente nuda. Si tratta della porno attrice Sandra G., la quale non sarebbe collegabile ad alcun attivismo sociale o politico. Il video, della lunghezza di circa due minuti, offre però un importante spunto di riflessione: la donna è stata in grado di compiere ogni azione quotidiana senza essere maltrattata o accusata di alcun crimine contro l'ordine pubblico.    

3.2. Carattere nazionale della morale: il principio della prossimità  

La Corte, nonostante abbia ritenuto ammissibile il ricorso agli articoli 8 e 10 della Convenzione dei diritti dell'uomo in merito al caso Gough c. Regno Unito, ha giudicato che nessuna violazione di tali diritti sia stata messa in atto. Per emanare questa sentenza, la Corte ha tenuto conto della giurisprudenza nazionale e internazionale e dei principi della Convenzione volti a garantire la tutela dei diritti dell'uomo. Per quanto riguarda la ricevibilità, un ricorso per essere valido deve rispettare le condizioni espresse all'articolo 35 della Cedu. In particolare, come già affrontato precedentemente, nel caso Gough c. Regno Unito la Corte si è dovuta esprimere in merito al principio dell'esaurimento delle vie di ricorso interne e al limite dei sei mesi entro il quale è possibile presentare ricorso, enunciati all'articolo 35 § 1 della Convenzione, che recita:

                                                                                                                                  141 The Guardian, “The Naked Rambler: the man prepared to go to prison for nudity” by Neil Forsyth, 23 March 2012. 142 https://vimeo.com/92547490 143 Cfr. Il Fatto Quotidiano, “Diritto alla nudità. Ma non in Italia” di Monica Lanfranco, 17 ottobre 2012. 144 https://vimeo.com/32036545

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La Corte non può essere adita se non dopo l'esaurimento delle vie di ricorso interne, come inteso secondo i principi di diritto internazionale generalmente riconosciuti, ed entro un periodo di sei mesi a partire dalla data delle decisione intera definitiva.  

Il principio dell'esaurimento delle vie di ricorso interne deriva dall'orientamento che la dottrina ha aquisito nel tempo sul rapporto tra il diritto internazionale e gli ordinamenti giuridici interni. In materia, sono tre le principali teorie che si sono sviluppate: la monista «nazionalista», che propugna la supremazia del diritto interno sul diritto internazionale; la dualista, secondo la quale l'ordinamento giuridico internazionale è separato e distinto dai sistemi giuridici interni; la monista «internazionalista», che invece afferma il pluralismo ma anche l'unità degli ordinamenti giuridici, e nel contempo postula la supremazia del diritto internazionale145. Nel tempo è andata progressivamente a realizzarsi la teoria del monismo «internazionalista», che percepisce l'esistenza di un ordinamento giuridico unitario organizzato come una piramide che abbraccia tutti i sistemi giuridici esistenti ai vari livelli, ma che pone alla cima il diritto internazionale a simbolo della sua supremazia. Ne consegue che il diritto interno deve sempre essere conforme al diritto internazionale e, in caso di contrasto, vi saranno la supremazia di quest'ultimo e la conseguente illegittimità delle norme giuridiche statali difformi. Inoltre, poichè facenti parte di un unico ordinamento giuridico, la «trasformazione» delle norme internazionali in diritto interno non è necessaria dal punto di vista del diritto internazionale146.  Tuttavia, secondo il principio di sussidiarietà introdotto nel Trattato di Maastricht sull'Unione Europea del 1992147, nei settori di competenza non esclusiva dell’Unione, essa interviene solo se e nella misura in cui gli obiettivi dell’azione prevista non possono essere sufficientemente realizzati dagli Stati membri e possono essere meglio realizzati al livello dell’UE. Come stabilito dalla Corte in Gough c. Regno Unito:  

                                        145 Antonio Cassese, “Diritto Internazionale”, Il Mulino, Seconda edizione, p. 299-301. 146 Antonio Cassese, “Diritto Internazionale”, Il Mulino, Seconda edizione, p. 301-303. 147 Trattato di Maastricht sull’Unione Europea, 1992 (effettivo dal 1993), Protocollo (n.2) sull’applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità.

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It is primordial that the machinery of protection established by the Convention is subsidiary to the national systems safeguarding human rights. This Court is concerned with the supervision of the implementation by Contracting States of their obligations under the Convention. It cannot, and must not, usurp the role of Contracting States whose responsibility it is to ensure that the fundamental rights and freedoms enshrined therein are respected and protected on a domestic level. The rule of exhaustion of domestic remedies is therefore an indispensable part of the functioning of this system of protection. States are dispensed from answering before an international body for their acts before they have had an opportunity to put matters right through their own legal system and those who wish to invoke the supervisory jurisdiction of the Court as concerns complaints against a State are thus obliged to use first the remedies provided by the national legal system. 148  

Come sostenuto in Akdivar and Others v. Turkey149, il principio di sussidiarietà trova la sua ragione nell'articolo 13 della Convenzione - Diritto a un ricorso effettivo - il quale recita:  

Ogni persona i cui diritti e le cui libertà riconosciuti nella presente Convenzione siano stati violati, ha diritto a un ricorso effettivo davanti a un’istanza nazionale, anche quando la violazione sia stata commessa da persone che agiscono nell’esercizio delle loro funzioni ufficiali.  

La regola è basata sull'assunto che esiste effettivamente un rimedio a livello nazionale per la soluzione di una controversia anche nel caso in cui le clausole della Convenzione non siano incorporate nella legge nazionale. In questo senso, questo articolo rappresenta un importante aspetto del principio secondo il quale la macchina di protezione stabilita dalla Convenzione sia sussidiaria al sistema nazionale di salvaguardia dei diritti umani. In questi casi, dunque, la Corte non può usurpare il ruolo dello Stato, ma deve piuttosto vigilare sulla corretta applicabilità delle norme del diritto nazionale e internazionale.  Se l'individuo sostiene di essere stato vittima di un trattamento ingiusto può, così, presentare un ricorso individuale entro 6 mesi dal giorno in cui ha esaurito tutte le vie per il ricorso interne. Infatti, sempre come detto in Adkivar, anche se è il Goveno a giudicare su l'esaurimento delle vie di

                                        

148 Gough c. Regno Unito, § 137. 149 Akdivar and Others v. Turkey, 99/1995/605/693, Council of Europe: European Court of Human Rights, 30 August 1996. Cfr. nota n. 96.

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ricorso interne, è il richiedente che decide sull'adeguatezza dei rimedi adottati dal Governo nazionale150. Il limite temporale dei sei mesi ha l'obiettivo, come dichiarato dalla Corte151, di garantire la legal certainty, o ‘certezza del diritto’, definita dall'Enciclopedia Treccani come segue:  

Principio in base al quale ogni persona deve essere posta in condizione di valutare e prevedere, in base alle norme generali dell’ordinamento, le conseguenze giuridiche della propria condotta, e che costituisce un valore al quale lo Stato deve necessariamente tendere per garantire la libertà dell’individuo e l’eguaglianza dei cittadini davanti alla legge. Nell’applicazione, la certezza interferisce quindi con la positivizzazione del diritto, con l’alternativa tra rigidità e flessibilità delle norme, con l’interpretazione e in particolare con l’interpretazione evolutiva, con il sistema delle fonti e la tecnica della redazione degli atti normativi, con la retroattività della legge, con il divieto di discriminazione, con la effettività delle norme, anche in caso di violazioni, con i tempi della giustizia.  

La società è in continua evoluzione e il diritto, per adattarsi alle nuove esigenze, necessita del lavoro svolto dalla giurisprudenza e dall’interpretazione. Inoltre, con il Protocollo n. 15 alla Convenzione europea sui Diritti dell’Uomo152, il carattere dinamico del diritto viene ulteriormente enfatizzato diminuendo, secondo come disposto all’articolo 4, il limite temporale da sei a quattro mesi153.  Conscia del ruolo delicato svolto dalla giurisprudenza, la Corte ha ritenuto che il caso del richiedente sollevi questioni importanti che non possono essere valutate senza una profonda analisi dei fatti, in particolar modo per quanto riguarda il ricorso all’articolo 10 della Convenzione. La libertà di espressione è uno dei principi cardine di una società libera e democratica, indispensabile al suo progresso e all'autorealizzazione dell'individuo all'interno di essa. Il problema si pone nel momento in cui dobbiamo definire i limiti a tale libertà. Apertura mentale e tolleranza sono i pilastri di una società pluralista, che accetta e valorizza la diversità di individui e gruppi in grado di coesistere pacificamente tra loro.  

                                        150 Akdivar and Others v. Turkey, § 68. Cfr. nota n. 97 151 Gough c. Regno Unito, § 133 152 Protocollo n. 15 recante emendamento alla Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali, Strasburgo, 24.VI.2013. Successivamente si farà riferimento al protocollo come “Protocollo n. 15”, riportando gli articoli oggetto di studio. 153 Protocollo n. 15, Articolo 5: All’articolo 35, paragrafo 3, comma b, della Convenzione, le parole «e a condizione di non rigettare per questo motivo alcun caso che non sia stato debitamente esaminato da un tribunale interno» sono soppresse.

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Tuttavia il diritto alla diversità può essere tutelato solo finchè non interferisce con la sfera personale di altri gruppi o individui. Nelle questioni riguardanti la morale è chiaro che l'approccio al problema risulta molto differente in base al luogo in cui la controversia viene a manifestarsi.  Per questo, nell'ambito della morale, viene data molta importanza al giudizio fornito dalle autorità nazionali. Non trattandosi di questioni di pubblico interesse, che possono essere giudicate tramite parametri di giudizio conformi, la morale è strettamente legata al costume della società e alla sensibilità di quest'ultima riguardo ai comportamenti devianti messi in atto da un gruppi o individui. La Corte in merito parla di 'margin of appreciation', o 'margine di apprezzamento', concesso agli Stati in determinati settori di competenza154. Nel suo intervento in occasione dell'incontro di studio "Principio di sussidiarietà delle giurisdizioni sovranazionali e margine di apprezzamento degli Stati nella giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo", tenutosi il 20 settembre 2013 presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Giudice costituzionale Mario Rosario Morelli affronta i temi della sussidiarietà e del margine di apprezzamento155. Un importante contributo a questa materia di studio, ha affermato il Giudice Morelli, è stato dato dal Protocollo n. 15 - elaborato nella Conferenza di Brighton nell'aprile 2012 - il quale ha avuto il merito di prevedere una inserzione nel preambolo della Convenzione del principio di sussidiarietà e della teoria del margine di apprezzamento156 «come emersa progressivamente nella giurisprudenza della CEDU, in funzione di una più puntuale definizione del ruolo giudiziale della Corte stessa in rapporto alle giurisdizioni interne dei Paesi membri, ed a fini individuativi di una linea di confine tra la limitazione della sovranità, derivante dal recepimento della Convenzione, e la libera organizzazione degli interessi interni di uno Stato membro sulla base delle decisioni democraticamente assunte dai Parlamenti nazionali»157. Margine di apprezzamento e sussidiarietà sono due aspetti di un più generale principio di prossimità, che trova la sua ratio nella considerazione che, nelle materie di competenza comune,                                         154 Gough c. Regno Unito, (ii) The Court’s assesment, (a) General principles. 155 Incontro di studio presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, “Principio di sussidiarietà delle giurisdizioni sovranazionali e margine di apprezzamento degli Stati nella giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo" del 20 settembre 2013. Intervento del Giudice costituzionale Mario Rosario Morelli “Sussidiarietà e margine di apprezzamento nella giurisprudenza delle Corti europee e della Corte costituzionale”. Successiavemente ci riferiremo al testo come “Intervento del Giudice Morelli”. 156 Protocollo n. 15, Articolo 1:  Alla fine del preambolo della Convenzione è aggiunto un nuovo considerando così redatto: «Affermando che spetta in primo luogo alle Alte Parti contraenti, conformemente al principio di sussidiarietà, garantire il rispetto dei diritti e delle libertà definiti nella presente Convenzione e nei suoi protocolli e che, nel fare c iò, esse godono di un margine di apprezzamento, sotto il controllo della Corte europea dei Diritti dell’Uomo istituita dalla presente Convenzione,» 157 Intervento del Giudice Morelli, § 1.

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spetta agli stati intervenire in prima battuta poichè, rispetto alle Corti, sono questi che si trovano in una 'posizione migliore' per giungere ad una eventuale soluzione della controversia158. Il principio del 'margine di apprezzamento' nasce nel laboratorio della giurisprudenza della CEDU. La sua prima sperimentazione avviene il sede dell'articolo 15 della Convenzione in merito alla disposizione che consente di derogare agli obblighi comunitari in caso di guerra o di altro pericolo pubblico o emergenza interna, ma presto arriva a comprendere anche la giurisprudenza relativa ad altre disposizioni della Convenzione, quali quelle relative ai diritti di libertà e sicurezza personale (art. 5), al rispetto della vita privata e familiare (art. 8), alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione  (art. 9), di espressione (art. 10), di riunione e di associazione (art. 11), al principio di non discriminazione (art. 14), al diritto di proprietà (art. 1 del I Protocollo)159.  

"Per cui il margine di apprezzamento, riconosciuto allo Stato membro, diversamente [da quanto riguarda l'articolo 15] qui si declina non in funzione di consentiti interventi derogatori, bensì agli effetti di giustificate misure interferenti con diritti convenzionali. In questo contesto, il criterio di misurazione del margine di apprezzamento è posto inizialmente in correlazione alla (rilevata) esistenza, o meno, di uno standard europeo uniforme, relativamente all'interesse o valore sottostante alla misura interferente sub iudice".  

Paradigmatico, al riguardo, è il caso Handyside v. the United Kingdom del 1976160, in merito al sequesto di materiale osceno adottato a tutela della morale nei confronti di Richard Handysyde, proprietario della "Stage 1" editori. Secondo la Corte, il denunciato provvedimento di sequestro non è stato violativo dell'articolo 10 della Convenzione, poichè per mancanza di uno standard europeo sul concetto di moralità, viene riconosciuto allo Stato membro -  in questo caso Gran Bretagna - un più ampio margine di apprezzamento in tema di tutela di moralità. Per quanto riguarda il margine di apprezzamento in merito alla libertà di espressione, all'articolo 10 § 2 della Convenzione, l'aggettivo necessario indica che la società ha degli importanti bisogni sociali, e gli Stati contraenti hanno un certo margine di apprezzamento nel valutare se tale bisogno esiste.

                                        

158 Intervento del Giudice Morelli, § 2. 159 Intervento del Giudice Morelli, § 5 e § 6. 160 Handyside v. the United Kingdom (Application no. 5493/72), European Court of Human Rights (Stasbourg), 7 December 1976.

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L'ampiezza del margine di apprezzamento concesso agli Stati dipende da un certo numero di fattori. Secondo il giudizio dato in Animal Defenders International v. the United Kingdom161, esso è definito dal tipo di espressione in questione, e in questo senso, le questioni di pubblico interesse non trovano molto spazio all'interno del significato dell'articolo 10 § 2 della Convenzione. Dunque, quando si tratta di morale, gli Stati godono di un margine di apprezzamento molto più ampio, in quanto non esistendo uno standard europeo uniforme, per il principio di prossimità viene dato molto più spazio alla valutazione delle alle autorità nazionali, mentre per questioni di pubblico interesse viene lasciato agli Stati solo uno stretto margine di discrezionalità. Per quanto riguarda il concetto di vita privata esposto all'articolo 8 della Convenzione, il primo problema posto alla Corte è stato quello di capire se la pretesa del richiedente di mostrarsi nudo in luogo pubblico potesse ricadere entro tale definizione. Secondo quanto sostenuto in S.A.S. v. France 2014162, il modo in cui un individuo decide di presentarsi, non solo in luoghi privati ma anche pubblici, si riferiscono alla sua personalità e quindi possono rientrare nella nozione di vita privata. L'auto-rappresentazione ha il doppio significato di conferire identità all'individuo e, attraverso questa, stabilire il ruolo dell'individuo all'interno di una società attraverso uno spazio in cui la sua sfera individuale si fonde con quella del mondo circostante. Tuttavia, è necessario che ci sia, in questa area di contatto tra sfera individuale e sociale, una coesistenza pacifica tra i bisogni dell'individuo e quelli della società. Il tema del bisogno sociale viene, infatti, enunciato anche all'articolo 8 § 2 quando si parla di una eventuale ingerenza "necessaria alla sicurezza nazionale, alla pubblica sicurezza, al benessere economico del paese, alla difesa dell’ordine e alla prevenzione dei reati, alla protezione della salute o della morale, o alla protezione dei diritti e delle libertà altrui". In Bayatan v. Armenia 2011163 e Eweida and Others v. the Unied Kingdom 2013164, la Corte ha specificato che, per richiedere la protezione dell'articolo 8, è necessario che il comportamento messo in atto rispetti "a certain level of cogency, seriousness, cohesion and importance".

                                        161 Animal Defenders International v. the United Kingdom (Application no. 48876/08), European Court of Human Rights (Strasbourg), 22 April 2013, § 102. Cfr con nota n. 111. 162 S.A.S. v. France (Application no. 43835/11), European Court of Human Rights (Strasbourg), 27 March 2008. 163 Bayatan v. Armenia (Application no. 23459/03), European Court of Human Rights (Strasbourg), 7 July 2011. 164 Eweida and Others v. the United Kingdom (Application no. 48420/10), European Court of Human Rights (Strasbourg), 15 January 2013.

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E' chiaro che parlare di un 'livello di efficacia, serietà, coesione e importanza' implichi un processo di determinazione di un canone di rispettibilità che viene stabilito dalla società, e che quindi sia assente una condotta comune a livello europeo. L'ingerenza al diritto alla vita privata è dunque una decisione che spetta principalmente alle autorità nazionali, per le stesse ragioni che abbiamo affrontato in merito al diritto alla libertà di espressione.   

3.3. Il giudizio della società  

Il richiedente, dal 2003, ha collezionato un grande numero di accuse che comprendono i crimini di "breach of the peace", "contempt of the Court", "public nudity", e ripetute violazioni ASBO. Ad eccezione del crimine di offesa alla Corte, definito in Her Majesty's Advocate v. Airs "conduct which challenes or affronts the authority of the Court or the supremacy of the law itself", il minimo comune denominatore dei provvedimenti adottati nei confronti del richiedente sta nel principio che la presenza o meno di un verdetto di colpevolezza dipende strettamente dall'impatto che la condotta 'deviante' ha avuto sul pubblico. Riguardo al crimine di breach of the peace, la sua definizione si fa risalire al caso Smith v. Donnelly, in cui la Corte ha dichiarato che ciò che è richiesto per costituire un crimine sia una condotta "severe enough to cause alarm to ordinary people and to create serious disturbance to the community". Infatti, cercare di dare maggiore concretezza al crimine di violazione della pace sarebbe, oltre che non possibile, nemmeno desiderabile. Così, la definizione più esaustiva che troviamo nella giurisprudenza sul crimine di breach of the peace è "conduct which [presents] as genuinely alarming and disturbing, in its context, to any reasonable person". E’ necessario, dunque, che vi sia un ampio lavoro di contestualizzazione: le parole 'in its context' enfatizzano il carattere locale del crimine mentre, per accertarne di fatto l’esistenza, il metro di giudizio diventa la 'reasonable person'. La pena massima, in un summary proceedings, consiste in una multa amministrativa e/o un imprigionamento fino ad un massimo di un anno. Il crimine di public nudity viene trattato all'interno della sezione 5 del Public Order Act 1998. Come risulta chiaro dal titolo della sezione - Harrassment, alarm or distress - per essere giudicati colpevoli di tale crimine è necessario che la condotta messa in atto dall'accusato abbia provocato un disturbo tale nel pubblico da urtarne, in modo negativo, la sensibilità.  

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Il crimine di nudità in luogo pubblico non prevede come sanzione l'imprigionamento, a differenza di quanto stabilito invece per la violazione di un Anti-Social Behaviour Order (ASBO), materia disciplinata nel "Crime and Disorder Act 1998". Infatti, secondo la sezione 1(10) dell'Atto, la pena massima per la violazione di un ASBO prevede una multa amministrativa e/o un imprigionamento fino a 5 anni. Intorno al tema degli ASBO, anche per questo motivo, sin dalla loro nascita si è sviluppato un intenso dibattito che dura ancora ai giorni nostri. Nel suo rapporto dell'8 giugno 2005 in merito alla visita nel Regno Unito dell'anno precedente, il Commissario per i diritti umani Alvaro Gil-Robles165 ha sviluppato un commento critico sulla pratica degli ASBO166. Il fatto che questi ordinamenti siano volti a proteggere non specifici individui, bensì intere comunità, implica già di per sè che la definizione di comportamento anti-sociale diventi troppo ampia e di conseguenza, occasionalmente, eccessiva. Il carattere di ambiguità che circonda la pratica degli ASBO può portare a potenziali serie conseguenze considerando che la violazione dell'ordine è considerato un reato. A parere del Commissario, non è questionabile la logica secondo la quale i crimini minori e i comportamenti anti-sociali costituiscano un serio disturbo tra i membri ordinari di una comunità, e che lo Stato abbia dunque l'obbligo di proteggere la società da "rogue behaviour of hoodlums and vandals"167, non potendo questi essere trattati effettivamente con procedimenti penali. Sembra però che la pratica degli ASBO sia completamente sfuggita alle autorità nazionali, crando un fenomeno di vera e propria ASBO-mania168. Inoltre, gli Anti-Social Behaviour Orders si collocano in una posizione indefinita tra il sistema giudiziario civile e penale, il che potrebbe portare ad una "extremely heavy punishment for behaviour that is not recognisably criminal"169, che potrebbe facilmente essere considerata una violazione dell'articolo 5170 della Convenzione sul diritto alla libertà e alla sicurezza.  

                                        165 Alvaro Gil Robles (Lisbona, 9 settembra 1944), 1º Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa (15 ottobre 1999 - 31marzo 2006) 166Report by Mr. Alvaro Gil-Robles, Commissoner for Human Rights, on his visit to the United Kingdom, 4th – 12th November 2004, for the attention of the Committee of Ministers and the Parliamentary Assembly, Council of Europe. Successivamente faremo riferimento al rapporto come Rapporto Gil-Robles, riportando i paragrafi a cui faremo riferimento. 167 Rapporto Gil-Robles, § 111. 168 Rapporto Gil-Robles, § 113. 169 Rapporto Gil-Robles, § 116. 170 Diritto alla libertà e alla sicurezza 1. Ogni persona ha diritto alla libertà e alla sicurezza. Nessuno può essere privato della libertà, se non nei casi seguenti e nei modi previsti dalla legge: 8 9 (a) se è detenuto regolarmente in seguito a

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Infine, essere beneficiari di un determinato diritto implica doveri e responsabilità a cui l’individuo deve ottemperare. La libertà di esprimersi liberamente non può spingersi fino a violare i diritti altrui, attraverso espressioni gratuitamente offensive per i membri della società171. Di nuovo, si pone il problema di definire ciò che può essere considerato offensivo per i membri di una società, in un continuo bilanciamento tra esigenze della maggioranza e della minoranza, in cui la discussione sul diritto alla diversità trova sempre terreno fertile.            

                                                                                                                                  condanna da parte di un tribunale competente; (b) se si trova in regolare stato di arresto o di detenzione per violazione di un provvedimento emesso, conformemente alla legge, da un tribunale o allo scopo di garantire l’esecuzione di un obbligo prescritto dalla legge; (c) se è stato arrestato o detenuto per essere tradotto dinanzi all’autorità giudiziaria competente, quando vi sono motivi plausibili di sospettare che egli abbia commesso un reato o vi sono motivi fondati di ritenere che sia necessario impedirgli di commettere un reato o di darsi alla fuga dopo averlo commesso; (d) se si tratta della detenzione regolare di un minore decisa allo scopo di sorvegliare la sua educazione oppure della sua detenzione regolare al fine di tradurlo dinanzi all’autorità competente; (e) se si tratta della detenzione regolare di una persona suscettibile di propagare una malattia contagiosa, di un alienato, di un alcolizzato, di un tossicomane o di un vagabondo; (f) se si tratta dell’arresto o della detenzione regolari di una persona per impedirle di entrare illegalmente nel territorio, oppure di una persona contro la quale è in corso un procedimento d’espulsione o d’estradizione. 2. Ogni persona arrestata deve essere informata, al più presto e in una lingua a lei comprensibile, dei motivi dell’arresto e di ogni accusa formulata a suo carico. 3. Ogni persona arrestata o detenuta, conformemente alle condizioni previste dal paragrafo 1 c del presente articolo, deve essere tradotta al più presto dinanzi a un giudice o a un altro magistrato autorizzato dalla legge a esercitare funzioni giudiziarie e ha diritto di essere giudicata entro un termine ragionevole o di essere messa in libertà durante la procedura. La scarcerazione può essere subordinata a garanzie che assicurino la comparizione dell’interessato all’udienza. 4. Ogni persona privata della libertà mediante arresto o detenzione ha il diritto di presentare un ricorso a un tribunale, affinché decida entro breve termine sulla legittimità della sua detenzione e ne ordini la scarcerazione se la detenzione è illegittima. 5. Ogni persona vittima di arresto o di detenzione in violazione di una delle disposizioni del presente articolo ha diritto a una riparazione. 171 Gough c. Regno Unito, § 167.

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CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE  

Nel caso Gough c. Regno Unito, il richiedente ha lamentato la violazione dei diritti previsti agli articoli 8 e 10 della Convenzione Europea per la salvaguardia dei Diritti dell'Uomo e delle Libertà Fondamentali. Nonostante la Corte abbia giudicato che non vi sia stata alcuna violazione di tali articoli, il presente caso ha sollevato importanti questioni che necessitano di essere trattati con attenzione. In particolare, si è posto con tutta la sua forza il problema di definire i limiti dell'azione individuale all'interno della società di cui il soggetto fa parte. Il diritto dell'individuo all'autorealizzazione è uno dei principi cardine della moderna democrazia. L'individuo è parte integrante della comunità ma non si risolve completamente in essa, pretendendo un importante spazio di autonomia indispensabile alla sua crescita e progresso. Esiste quindi un'area di intersezione tra individuo e società, nella quale è necessario che venga promossa una coesistenza pacifica, basata sullo spirito di compromesso e sul rispetto reciproco tra i partecipanti dell'interazione sociale. Il concetto di identità, secondo una accezione prettamente sociologica, riguarda la concezione che l'individuo acquista di se stesso attraverso un processo dialettico tra individualità e società, permettendogli di auto-definirsi attraverso un confronto critico con altri gruppi o individui. In questo senso, il diritto alla diversità rappresenta il pilastro di una società democratica e pluralista che tutela il diritto della minoranza a non essere sopraffatto dalla maggioranza. Sebbene non esistano chiare direttive nella trattazione del crimine di public nudity, la legislazione nazionale e internazionale analizzata nello studio di Gough c. Regno Unito è concorde nello stabilire che esiste un importante limite al comportamento che l'individuo può intraprendere, e questo viene individuato nell'obbligo di non recare offesa ad altri gruppi o individui. Gli articoli 8 § 2 e 10 § 2 della Convenzione, il crimine di breach of the peace come definito in Smith v. Donnelly, la sezione 5 Public Order Act e la pratica degli ASBO richiedono tutti il rispetto di tale limite, prevedendo, in caso di violazione, sanzioni che possono variare da una multa amministrativa a una pena detentiva. La massima sanzione è prevista in caso di violazione di un ASBO, che può arrivare a prevedere un imprigionamento fino a 5 anni. Il fulcro della questione, in ultima analisi, diventa quindi stabilire quando è che una condotta può essere considerata dannosa per una comunità.

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Se da una parte è vero che queste manifestazioni di nudo sono espressioni del particolare modo in cui il richiedente concepisce il corpo umano in apparente discrepanza rispetto all'opinione generalizzata in materia, è anche vero, dall'altra, che la condotta è priva di ogni riferimento sessuale che possa creare un reale danno al pubblico. Imporre una pena detentiva di circa 10 anni, anche se non continuativi, risulta essere una risposta eccessiva per un crimine che è dichiaratamente considerato minore e di cui, tra l'altro, non esiste una chiara definizione. Ed è proprio in questa considerazione che difensori e aggressori della campagna del Naked Rambler riescono a trovare un punto di contatto interrogandosi sui motivi di tanto accanimento. Rintracciare le origini dell'avversità che suscita la vista del corpo umano nel pubblico sarebbe un lavoro troppo complesso che cadrebbe fuori alle intenzioni di un lavoro di tesi di questa portata. Basti notare, ai fini dello studio, la forte componente soggettiva che caratterizza l'atteggiamento nei confronti delle manifestazioni di nudo, e che è risultata evidente anche dalla comparazione della legislazione di alcuni stati europei in materia. L'assenza di uno standard europeo uniforme per la trattazione della nudità in luogo pubblico è una caratteristica legata al problema di trattare questioni che ricadono nell'ambito della morale.  Nel rapporto tra diritto internazionale e ordinamenti giuridici interni, la dottrina tende ad essere concorde nell'ipotizzare l'esistenza di un ordinamento giuridico unitario organizzato come una piramide che abbraccia tutti i sistemi giuridici esistenti ai vari livelli, ma che pone alla cima il diritto internazionale a simbolo della sua supremazia. Il primato del diritto internazionale, però, non è assoluto. Esso si fonda sulla necessità di tutelare al meglio l'individuo in quanto tale, destinatario ultimo delle norme di diritto nazionale e internazionale. Per conseguire al meglio questo scopo, la macchina di protezione stabilita dalla Convenzione necessita dell'aiuto dei governi nazionali, i quali, in determinati settori di competenza, godono una capacità valutativa migliore dovuta alla loro 'better position' rispetto a quella delle corti, secondo la ratio del principio di prossimità. La Corte, a riguardo, ha parlato di margine di apprezzamento concesso agli stati membri in determinati settori di competenza, nei quali quest’ultimi acquistano un maggiore potenziale di giudizio, sempre però nell'ambito di quella "necessità per una società democratica" che si configura come limite generale alle clausole di interferenza nei diritti convenzionali.  Il margine di apprezzamento è un principio che, dagli anni cinquanta ad oggi, è stato largamento utilizzato dalla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo. Alla luce di questa considerazione, il giudizio fornito dalla Corte nel caso Gough c. Regno Unito non risulta

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essere infondato, bensì basato su una dottrina consolidata volta proprio alla protezione di quei diritti di cui il richiedente ha lamentato la violazione. La trattazione di casi che sollevano dilemmi morali non può prescindere da considerazioni sociologiche. La sfida del diritto consiste nel trovare il giusto compromesso tra rigidità e flessibilità, principio anche questo analizzato ed esposto dalla Corte quando ha parlato di legal certainty. La positivizzazione del diritto deve essere bilanciata dalla sua capacità di rispondere ai mutamenti che intervengono in una società, ed è proprio per questo motivo che un ricorso, per essere valido, deve essere presentato entro un certo limite temporale. Il giudice ultimo di Gough c. Regno Unito viene così personificato dalla società nel suo insieme, la quale, attraverso l'interazione dei suoi componenti, crea le regole di comportamento comunemente accettate e ne pretendendo il rispetto. Usando le parole di Carl Gustav Jung in "La struttura dell'inconscio", «La società è organizzata non tanto dalla legge quanto dalla tendenza all'imitazione», e questo come diretta conseguenza del forte ascendente esercitato dai gruppi organizzati sui suoi componenti.  Quello che è stato sottovalutato nella trattazione del caso da parte della Corte è stata proprio la capacità che possiede la società di autoregolarsi. Questa è una considerazione, ovviamente, che è possibile fare dal momento che stiamo trattando di un crimine minore. La società, nel suo ruolo di giudice, tende in linea di massima a cercare l'equilibrio attraverso la promozione degli atteggiamenti comunemente accettati e la condanna, invece, delle condotte devianti. Colui che devia dalla norma potrà decidere o di omologarsi, o di continuare nella sua condotta e subire le pressioni sociali derivanti. Nel primo caso la società avrà eliminato l'elemento di disturbo, mentre nel secondo le parti in causa scenderanno ad un compromesso che, nel peggiore dei casi, avrà dato materiale a sufficienza per permettere alla società di mettere le sue certezze in discussione e - solo per aver fatto ciò - di progredire.  

Accettato il giudizio della Corte come giuridicamente fondato, concludo questo elaborato con un invito alla riflessione. Citando Montesquieu:  

«Un'ingiustizia fatta all'individuo è una minaccia fatta a tutta la società».    

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RINGRAZIAMENTI  

Giunta a questo momento, non posso mancare ai ringraziamenti. Inanzitutto ringrazio profondamente la professoressa Micaela Frulli, per la disponibilità e la professionalità che ha dimostrato durante tutto il periodo in cui abbiamo lavorato insieme. Ringrazio poi coloro che da sempre mi sono vicini, la mia famiglia. I miei genitori, che mi hanno insegnato la forza, i miei nonni, che mi hanno insegnato la dolcezza, e tutti gli altri che sono troppi per poterli elencare, ma che porto nel cuore come un dono prezioso che mai darò per scontato. A voi grazie di tutto. E grazie a Lucia, la parte migliore di me. A chi saprà ascoltarla insegnerà cosa significa coraggio.  E poi c'è la famiglia che ho scelto e che tutti i giorni scelgo di avere. Grazie a Samantha, Sara, Chiara, Lavinia, Valentina e Viola, senza le quali con tutta probabilità non sarei la persona che sono oggi. Siete le compagne con cui condivido la mia vita. Il nostro rapporto è il nostro superpotere. Grazie a Valeria, mia amica e collega, così simile a me e così diversa. Questo percorso sarebbe stato molto più difficile senza il suo aiuto. Grazie a Mirko e a Matteo, anche loro per aver reso la mia esperienza lavorativa molto più piacevole e giocosa.  Grazie a Renida e Silvia, con le quali ho iniziato un percorso che poi così sbagliato non era, perchè mi ha dato la possibilità di incontrarle. E grazie a tutti i miei amici, che sono tanti e sono belli. Per me siete il premio che spero di aver meritato. Un rigraziamento speciale va infine ai protagonisti di questo studio, George e Steve, grazie ai quali sono potuta entrare nel vivo della vicenda, e rendere questa tesi ancora più mia.  

Un traguardo non è tale, senza cari con cui condividerlo.  

Se qualcosa di buono ho fatto, Voi ne siete la testimonianza.    

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APPENDICE  

Attraverso l’official website “Naked Rambler Organization – Defensor Libertatis” siamo riusciti a metterci in contatto con il richiedente, Stephen Peter Gough. Nella sezione “Talk to Steve” vengono infatti segnalati una serie di contatti, tra cui la mail talktosteve@nakedrambler.org che abbiamo utilizzato per rintracciare il richiedente. Inizialmente abbiamo parlato con George, il gestore del sito, e attraverso lui siamo successivamente riusciti a comunicare direttamente con Stephen tramite la sua mail personale. In questo modo, abbiamo avuto la possibilità di intervistare il richiedente che, desideroso di promuovere il suo credo con ogni mezzo a disposizione, è stato molto collaborativo e disponibile. La breve intervista, risalente al 2 ottobre 2016, è composta da otto domande e si focalizza principalmente su questioni socio-giuridiche, coerentemente con lo studio di Gough c. Regno Unito effettuato nelle pagine precedenti. La componente umana troverà comunque un piccolo spazio attraverso qualche domanda di curiosità.  

Intervista di Barbara Rummo a Stephen Peter Gough:

1. You have chosen to be naked in public in order to give expression to your opinion as to the inoffensive nature of the human body. How did it start?

When I came to the realisation that what I am fundamentally - and thus my body is an expression of - is not offensive.  

2. Why, even if in full knowledge of the consequences, have you continued with your conduct?  The consequences, ie, the future, has never been known to me.  

3. Do you think that public nudity can be considered a crime of breach of the peace within the meaning of Smith v. Donnelly? Why? No. If I remember correctly, Smith v Donnelly was all about causing a reasonable person fear or alarm. What reasonable person would be caused fear and alarm by innocence?  

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4. How the choice to go naked in public, in your opinion, can be considered a right protected by article 8 and article 10 of the Convention? Both those rights have the protection of freedom at their heart, is  the freedom they purport to support worth having if we cannot go innocently about our lives without being arrested?

5. The European Court asserted that the machinery of protection established by the Convention is subsidiary to the national systems safeguarding human rights, and talked about a wide margin of appreciation enjoyed by the Contracting States in the field of morals. How do you judge this power granted to national government?

If national governments are persecuting innocence and the European Court finds that acceptable, then in my view the margin of appreciation has become distorted.

6. What are the differences in the attitude of Scotland and England towards public nudity? How do you consider the ASBO practice?

I don't see a big difference in attitudes between Scotland and England. The same ignorance of what we fundamenally are and its expression is evident for all to see if they can open their eyes. Open mindedness is an attitude all authorities say they value, yet their words aren't matched by their actions, at least in my case. The ASBO just shows that if authorities find they do not have the power to detain someone under existing legislation, then they'll just invent new ways. The law is always open to interpretation. Therefore it can be used by those intent on suppressing freedom as well as those wanting to support it. The arbiter of freedom can only be a free mind.  

7. Do you want to continue, in the future, with your appearances naked in public? Have you ever think to try in other States? Freedom can be expressed in many ways. I would not be free if I constricted its expression by trying to predict how it will look like in future. So I do not know whether i will be naked in public at a future date. I have thought about being naked in other countries, but so far it hasn't gone beyond thought.   

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8. Thank you for your time. Finally, what would you add to promote the right to go naked in public? We already have ' the right to go naked in public'; and that people are being unjustly harassed by the authorities shows that laws are no barrier to prejudice when it exists in those who have the responsibility to interpret and enact those laws . The only antidote to close mindedness is to see that it doesn't work for anybody, ever. What would I do to promote the right to go naked? Learn and teach your children to ask the difficult questions.

    

BIBLIOGRAFIA  

Monografie  

Cassese A., Diritto internazionale, Seconda edizione, Bologna, Il Mulino, 2006. Mill J.S., Saggio sulla libertà, Milano, Il Saggiatore, 2009.  

Articoli  

Alistar Sloan, "Breach of the Peace", Prout the Jure - News, Reports and Analysis on Law ad Politics in the UK, 15 novembre 2008. David Hart, “Case Law: Gough v DPP, Freedom of expression: nakedness in a public place”, Inforrm’s Blog – The International Forum of International Law,3 novembre 2013 Hugh Tomlinson, “Case law, Strasburg: Gough v. United Kingdom, No violation of the Article 10 rights of the Naked Rambler”, Inforrm’s Blog – The International Forum for Responsible Media Blog, 1 novembre 2014. Marko Milanovic, “The Naked Rambler”, EJIL – Blog of the European Journal of International Law, 26 marzo 2012. Marko Milanovic, “The Naked Rambler in the European Court”, EJIL – Blog of the European Journal of International Law, 30 ottobre 2014.  

Documenti  

- Giurisprudenza: Akdivar and Others v. Turkey, (Application no. 99/1995/605/693), European Court of Human Rights, 30 August 1996. Animal Defenders International v. the United Kingdom (Application no. 48876/08), European Court of Human Rights (Strasbourg), 22 April 2013. Bayatan v. Armenia (Application no. 23459/03), European Court of Human Rights (Strasbourg), 7 July 2011. Chiragov and Others v. Armenia (Application no. 1321/05), European Court of Human Rights (Strasbourg), 14 December 2011. Eweida and Others v. the United Kingdom (Application no. 48420/10), European Cpurt of Human Rights (Strasbourg), 15 January 2013. Handyside v. the United Kingdom (Application no 5493/72), European Court of Human Rights (Strasbourg), 7 December 1976. Her Majesty's Advocate v. Harris [2010] HCJAC 102. HM Advocate v. Airs 1975 JC 64. Gough v. the United Kingdom (Application no. 493271/11), European Court of Human Rights (Strasbourg), 28 October 2014. McFelley and Others v. the United Kingdom (Application no. 8317/78), European Court of Human Rights (Strasbourg), 15 May 1980. P.G. and J.H. v. the United Kingdom (Application no. 44787/98), European Court of Human Rights (Strasbourg), 25 September 2001. S.A.S. v. France (Application no 43835/11), European Court of Human Rights (Strasboug), 1 July 2014

   

Shtukaturov v. Russia (Application no. 4409/05), European Court of Human Rights (Strasbourg), 27 March 2008. Smith v. Donnelly (Application no. 407/00), Scottish High Court of Justiciary Decisions, 28 September 2001. Stephen Peter Gough v. the United Kingdom (Application no. 2153/15), lodged on 9 January 2015 and communicated on 10 June 2016, European Court of Human Rights (Strasbourg).  

- Trattati Consiglio d’Europa, Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, Roma, 4 novembre 1950. Consiglio d’Europa, Protocollo n.11, “Protocollo n. 11 alla Convenzione europea per la salvaguardia dei Diritti dell'Uomo e delle Libertà Fondamentali, che ristruttura il meccanismo di controllo istituito dalla Convenzione”, Strasburgo, 11 maggio 1994. Consiglio d’Europa, Protocollo n. 15, “Protocollo n. 15 recante emendamento alla Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali”, Strasburgo, 24 giugno 2013. Gazzetta ufficiale delle Comunità europee, Trattato sull'Unione Europea (92/C 191/01), n. C. 191/01, Maastricht,  29 luglio 1992. Gazzetta ufficiale delle Comunità europee, versione consolidata del Trattato sull’Unione Europea,  Protocolli, “Protocollo (n. 2) sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità”, n. C. 115/206, Maastricht, 29 luglio 1992.  

- Atti e Regolamenti Anti-Social Behaviour, Crime and Policing Act 2014 (c. 12), Parliament of the United Kingdom. Contempt of Court Act 1981 (c. 49), Parliament of the United Kingdom. Crime and Disorder Act 1998 (c. 37), Parliament of the United Kingdom. Health Board Provision of Healthcare, Scotland, Prison Directions 2011. Prisons and Young Offenders Institution, Scotland, Rules 2006. Prisons and Young Offenders Institutions, Scotland, Rules 2011.  Public Order Act 1986 (c. 64), Parliament of the United Kingdom.  

- Altri documenti Consiglio d’Europa, “Report by Mr Alvaro Gil Robles, Commissioner for human rights, on his visit to the United Kingdom, 4th-12th November 2004, for the attention of the Committee of Ministers and the Parliamentary Assembly”, Strasburgo, 8 giugno 2005. Presidenza del Consiglio dei Ministri, "Principio di sussidiarietà delle giurisdizioni sovranazionali e margine di apprezzamento degli Stati nella giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo", Incontro di studio, 20 settembre 2013. Intervento del Giudice costituzionale Mario Rosario Morelli "Sussidiarietà e margine di apprezzamento nella giurisprudenza delle Corti europee e della Corte costituzionale". Sentencing Guideline Council (SGC), "Breach of an Anti-Social Behaviour Order”, 2008.  

           Periodici a stampa  

Clive Coleman, “Clive Coleman: Naked Rambler ‘to continue protest’”, BBC News, 3 settembre 2015.

   

David Millward, “Buff justice as naked artist is cleared by jury”, The Telegraph, 11 gennaio 2001. Jaimie Merril, "Naked Rambler could face a 'lifetime of imprisonments' after European court ruling", Independent, 28 ottobre 2014. Jonathan Brocklebank,"Is the Naked Rambler a martyr or a madman?", Scottish Daily Mail, 8 agosto 2015. Leader, "In praise of... the naked rambler", The Guardian, 21 febbraio 2006. Mattew Bell, "A revealing afternoon with the Naked Rambler", Independent, 22 luglio 2012. Mattew Scott, “Naked rambler: why have we spent £300,000 imprisoning this harmless eccentric?", The Telegraph, 10 giugno 2015. Monica Lanfranco, "Diritto alla nudità. Ma non in Italia", Il Fatto Quotidiano, 17 ottobre 2012.  Neil Forsyth,  "The Naked Rambler: the man prepared to go to prison for nudity", The Guardian, 23 marzo 2012. Steven Broclehurst,  "Naked Rambler: the UK's oddest legal stand off", BBC News,  5 ottobre 2012 William Langley,  "The Naked Rambler is a brazen affront to the great undressed", The Telegraph, 16 gennaio 2010.  

Sitografia  

APNEL, Association pour la promotion du naturisme en liberté, http:// www.apnel.fr, ultimo accesso 10/08/2016. Bindmans LLP, http://www.bindmans.com, ultimo accesso 23/08/2016. British Naturism, hhttp//www.bn.org.uk, ultimo accesso 24/08/2016. FEMEN Official blog, http://femen.org, ultimo accesso 02/09/2016. Fundación Internacional de Derechos Humanos, https://fundacion.in/, ultimo accesso 15/08/2016. Law Society of Scotland, http://www.lawscot.org.uk, ultimo accesso 23/08/2016. Naked Rambler Organization, http://www.nakedrambler.org, ultimo accesso 16/09/2016. Scottish Public Services Ombudsman (SPSO), http://www.spso.org.uk, ultimo accesso 13/08/2016. Treccani Enciclopedia, http://www.treccani.it/enciclopedia/, ultimo accesso 14/09/2016. Vimeo, “Desnuda en Barcelona”, https://vimeo.com/32036545, ultimo accesso 02/09/2016. Vimeo, “The Naked Soul”, https://vimeo.com/92547490, ultimo accesso 02/09/2016.